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Il temuto TikTok ban negli Stati Uniti non ci sarà. Almeno non nella forma annunciata per anni.
Giovedì 22 gennaio 2026, ByteDance ha ufficializzato l’accordo che mette al sicuro l’app: le attività statunitensi di TikTok vengono scorporate e conferite in una nuova joint venture a controllo americano. Una mossa che chiude una battaglia politica e giudiziaria durata sei anni, senza spegnere l’app usata ogni giorno da oltre 200 milioni di utenti statunitensi.
Una guerra geopolitica mascherata da questione di sicurezza
La minaccia del TikTok ban circola a Washington dal 2019 ed è diventata uno dei simboli della guerra tecnologica e commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il nodo centrale: la sicurezza nazionale. Secondo l’amministrazione Usa, Pechino avrebbe potuto obbligare ByteDance a consegnare i dati degli utenti americani, accusa sempre respinta dall’azienda. Nel 2024, Joe Biden aveva firmato la legge che imponeva la vendita delle attività Usa entro un anno, pena la rimozione di TikTok da App Store e Google Play.
La battaglia legale e il blackout lampo
ByteDance ha reagito appellandosi al Primo Emendamento, sostenendo che il ban avrebbe violato la libertà di espressione. La questione è arrivata fino alla Corte Suprema, che però ha giudicato legittima la legge. Il momento più critico è arrivato il 19 gennaio 2025, quando TikTok è scomparso dagli Stati Uniti per circa 12 ore. Dopo le rassicurazioni di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, l’app è stata riattivata e il ban congelato tramite una serie di proroghe.
Nasce TikTok Usds Joint Venture Llc
Il compromesso finale ha un nome preciso: TikTok Usds Joint Venture Llc. ByteDance resta in partita, ma in minoranza: mantiene il 19,9% delle quote e un seggio nel board, occupato dall’amministratore delegato Shou Zi Chew. Il vero cambiamento è nel controllo: dati e algoritmo finiscono sotto supervisione statunitense, segnando una svolta senza precedenti per la piattaforma.
Chi controlla ora TikTok negli Usa
Nel nuovo assetto entrano pesi massimi della tecnologia e della finanza:
- Oracle (15%): sicurezza dei dati e supervisione dell’algoritmo;
- Silver Lake (15%): fondo specializzato in investimenti tech;
- Mgx (15%): investitore emiratino focalizzato su AI;
- Un ulteriore 35,1% è in mano a investitori come il family office di Michael Dell e Vastmere Strategic Investments.
Il nuovo amministratore delegato è Adam Presser, manager con un passato in Warner Bros e WarnerMedia.
L’algoritmo resta, ma cambia volto
Il cuore di TikTok — il suo algoritmo — non viene ceduto del tutto. ByteDance lo concede in licenza, mentre i nuovi proprietari lo riaddestrano esclusivamente sui dati degli utenti statunitensi, ospitati nel cloud di Oracle e protetti dalle leggi Usa sulla privacy. Secondo gli esperti, l’app resterà simile, ma meno potente rispetto alla versione globale: qualche sacrificio in termini di efficacia, in cambio di maggior controllo e sicurezza.
Privacy e sicurezza: davvero fine dei timori?
Sul fronte di manipolazione dell’opinione pubblica e sicurezza nazionale, la prudenza resta alta. La stampa americana parla di un compromesso politico più che di una soluzione definitiva. I rischi si riducono, ma non scompaiono del tutto.
Trump, da nemico a salvatore di TikTok
A intestarsi il successo è Donald Trump. “Sono felice di aver contribuito a salvare TikTok”, ha scritto su Truth, rivendicando un ruolo decisivo nel salvataggio dell’app. Una svolta clamorosa: nel 2020, era stato proprio Trump a imporre il primo TikTok ban. Oggi, con TikTok diventato uno dei principali canali di informazione per un americano su cinque (e il 43% degli under 30), il divieto totale sarebbe stato politicamente esplosivo.
Perché TikTok era troppo grande per essere spento
Con numeri simili, TikTok non è più solo un social: è infrastruttura informativa, culturale e politica. Il compromesso trovato da Washington evita il ban, limita l’influenza cinese e consegna agli Stati Uniti il controllo del cuore tecnologico dell’app. TikTok resta online. Ma non sarà più lo stesso.









