Theresa May sotto pressione. E Jeremy Corbyn si avvicina a Dowing Street

Theresa May sotto pressione. E Jeremy Corbyn si avvicina a Dowing Street
Jeremy Corbyn, sarà lui il prossimo premier britannico?

Una vibrante denuncia "dell'avidità del capitalismo finanziario", crollato nel crash globale di dieci anni fa. Su queste parole il leader laburista Jeremy Corbyn ha incentrato il suo discorso al Congresso del partito riunito a Liverpool nei giorni scorsi. Il premier ombra si è scagliato contro l'establishment politico che, invece di apportare cambiamenti essenziali a un sistema economico frantumato, si è preoccupato solo di riappiccicare i pezzi.

L’offerta politica di Corbyn prevede "un'alternativa all'austerity con una trasformazione radicale dell'economia". Parole che suonano come un autocandidatura a Downing Street. Scenario che potrebbe essere questione di mesi, se la Brexit farà cadere il governo di Theresa May, un'ipotesi che sembra sempre più probabile. "Voteremo contro il piano del governo per la Brexit", dice Corbyn. "Se sarà bocciato, chiederemo elezioni anticipate. E se queste non saranno possibili, tutte le opzioni saranno sul tavolo". Il riferimento, se pur non esplicitato, è a un secondo referendum sull’uscita dall’Ue. Opzione accolta con un’ovazione dai delegati del partito il giorno prima. Anche se all’interno del Labour non sono tutti convinti sull’opportunità di un secondo voto referendario.

Se i nemici numero uno sono l’austerità e il capitalismo finanziario, in seconda posizione troviamo l’inquinamento. La priorità è ora diventata l’ambiente: "Non c'è una minaccia più grande per l'umanità che il cambiamento climatico”, ha detto Corbyn, che ha poi parlato di una “rivoluzione dei posti di lavoro verdi”. E ha fissato un obiettivo concreto: 60% di energia dovrà provenire da fonti a basse emissioni di carbonio o rinnovabili entro il 2030. Percentuale che al momento è bloccata al 30%. Per riuscirci, dovranno essere creati 410 mila posti di lavoro qualificati, tra tecnici e ingegneri. Questi numeri ricordano uno degli obiettivi indicati dell’ex premier Gordon Brown, che nel 2009 promise 400 mila posti di lavoro nella green-economy in otto anni.

Per chiudere il discorso, Corbyn è tornato sulla Brexit con un nuovo piglio - più sicuro - che la Bbc non ha esitato a definire “da primo ministro”. Ma tale aspirazione non dipenderà tanto dalla bontà del programma del possibile prossimo capo del governo britannico, ma da Theresa May e dalla sua capacità di resistere alle pressioni crescenti sul suo governo a causa della Brexit. Ecco perché il momento della primula rossa Jeremy Corbyn a Downing Street non sembra più un'utopia.

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