Non solo Amazzonia. Anche la seconda foresta tropicale dell’America latina è a rischio

Greenpeace denuncia: la seconda foresta tropicale dopo l’Amazzonia, il Gran Chaco, saccheggiata per la produzione della carne esportata da alcune grandi aziende argentine nell’Ue e Israele

Anche la seconda foresta tropicale è a rischio

Alcune grandi aziende argentine dedite alla produzione di carne, poi esportata nell’Ue e Israele, sono legate alla deforestazione del Gran Chaco - la seconda più grande foresta tropicale dell’America Latina dopo l’Amazzonia. Si estende per un’area di oltre 1,1 milioni di chilometri quadrati e interessa tre paesi: Argentina, Paraguay e Bolivia. È la casa di 4 milioni di persone, il cui sostentamento, la cultura e le tradizioni dipendono dalla foresta. Lo denuncia Greenpeace nel rapporto “Foreste al macello”. 

“Nel Gran Chaco si registra uno dei più alti tassi di deforestazione nel mondo, principalmente a causa dell’espansione indiscriminata delle piantagioni di soia geneticamente modificata e degli allevamenti”, spiega Martina Borghi di Greenpeace Italia. Questo problema è particolarmente evidente in Argentina, il sesto Paese al mondo sia per numero di capi di bestiame che per produzione ed esportazione di carne.  Secondo i dati del ministero dell’Ambiente argentino, nel Paese, tra il 1990 e il 2014, sono stati distrutti 7.226.000 ettari di foreste, una superficie equivalente a Olanda e Belgio messi insieme. 

Nel 2018 l’Argentina è stata il secondo esportatore di carne in Europa, dopo il Brasile. E alle aziende che esportano e importano carne da Buenos Aires, Greenpeace chiede di rendere la propria filiera trasparente e libera dalla deforestazione e dalla violazione dei diritti umani: “Anche l’Ue dovrà fare la sua parte - secondo l'organizzazione ambientalista - con una normativa in grado di garantire che i prodotti che acquistiamo in Europa non abbiamo avuto gravi impatti su ambiente e diritti umani in altre parti del Pianeta”.

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