“The future of cooling”, freschi dentro ma bollenti fuori

“The future of cooling”, freschi dentro ma bollenti fuori

La Terra sta diventando sempre più “hot” e aumenta il bisogno di aria fresca. I climatologi sostengono che 16 dei 17 anni più caldi mai registrati nella storia si sono verificati a partire dal 2001. E qual è il modo migliore per mantenere la calma in una fase di surriscaldamento globale? Aiutarsi con i condizionatori, le cui vendite crescono a ritmo esponenziale. Ma, seppur salvifici, assorbono tanto, a tal punto che sarà uno dei principali volani della domanda energetica mondiale e il suo consumo rischia di triplicare da qui al 2050, afferma l'Agenzia internazionale per l'energia (AIE). Ciò significherebbe che, entro metà secolo, tutti gli split messi insieme potrebbero richiedere l’attuale capacità elettrica cumulata di Stati Uniti, Unione Europea e Giappone.

Verso una "crisi fredda"

Un nuovo rapporto firmato AIE – “The future of cooling” – lancia un monito: senza nuovi standard di efficienza c’è il rischio di dover affrontare una "crisi fredda" causata dal boom della richiesta di aria fresca. Lo stock di condizionatori installati negli edifici di tutto il mondo, infatti, salirà a 5,6 miliardi entro il 2050 rispetto a 1,6 miliardi di oggi. In realtà l'uso di split e ventilatori già rappresenta il 10% di tutto il consumo di elettricità mondiale. Ma attualmente meno di un terzo delle famiglie a livello globale possiede un climatizzatore. In paesi come Usa e Giappone la quota supera il 90%, rispetto all'8% rilevato per i 2,8 miliardi di persone che vivono nelle zone più calde del pianeta.

Efficienza e sostenibilità

Tuttavia, l’emersione della classe media nelle economie in via di sviluppo spingerà la domanda verso l'alto. Basti pensare che Cina, India e Indonesia rappresenteranno, da sole, la metà dell’incremento previsto nei prossimi tre decenni. E fornire energia agli impianti di condizionamento comporta notevoli costi e implicazioni ambientali, che variano fra i paesi. Ad esempio, gli apparecchi venduti in Giappone e nell'Ue sono in genere più efficienti del 25% rispetto a quelli commercializzati negli Stati Uniti e in Cina. Il dato è rilevante, come confermano le stime dell’Agenzia secondo cui, attraverso i soli miglioramenti di efficienza, si potrebbe dimezzare il fabbisogno, oltre a rendere il processo di raffreddamento più conveniente, sicuro e sostenibile, arrivando a risparmiare fino a 2,9 miliardi di dollari tra investimenti e costi operativi.

Raffreddare senza consumare energia

Dimezzare il consumo sarebbe un passo avanti e ridurrebbe la necessità di costruire nuove infrastrutture, ovvero ulteriori centrali elettriche. Sarebbe ancora meglio se l’energia necessaria fosse generata da fonti rinnovabili. Ciò, tuttavia, appare improbabile nonostante i progressi “green” realizzati in molti paesi o forse qualcosa potrebbe presto cambiare. I ricercatori della Stanford University, utilizzando componenti all'avanguardia e "nano-fotonica", hanno sviluppato una tecnologia che consente di raffreddare gli edifici senza consumare elettricità. In verità l’efficientamento si può attuare su più livelli. Ad esempio lo "Smart AC Control", un telecomando collegato a un’App, spegne automaticamente i climatizzatori quando le persone lasciano la stanza e modifica il tasso di raffreddamento in base al variare delle previsioni del tempo online. Secondo il produttore – l’azienda tedesca Tado – si può risparmiare in questo modo fino al 40% di energia.

Big Dilemma

Mentre le innovazioni e il passaggio graduale alle rinnovabili dovrebbero contribuire a mitigare la corsa all’acquisto delle “macchine del freddo”, il mondo che sente sempre più caldo scopre di dover affrontare un dilemma: ci sarà anche un minor bisogno di riscaldarsi che a sua volta compenserà l'aumento della domanda di aria fresca?

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato su La Stampa - Tuttogreen

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