
È una delle peggiori catastrofi naturali degli ultimi anni nell'Himalaya. Una massa enorme di ghiaccio e roccia è collassata nell'area del fiume Lhende, vicino al confine tra Nepal e Tibet, provocando una violentissima onda di piena.
Acqua e detriti hanno travolto villaggi, strade, ponti, infrastrutture energetiche e aree frequentate da turisti e pellegrini diretti verso il Kailash.
Il bilancio continua a salire
Il bilancio aggiornato è di 165 vittime. In Nepal risultano ancora disperse 468 persone, tra cui 393 stranieri e 75 nepalesi. Sul versante tibetano le autorità cinesi indicano invece 558 dispersi, dei quali 260 stranieri.
Le autorità avvertono però che i numeri potrebbero cambiare ulteriormente mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso. Non è inoltre ancora chiaro se alcuni nominativi possano comparire in entrambi gli elenchi.
Non è stato un terremoto
La dinamica del disastro è stata chiarita dall'US Geological Survey.
L'evento era stato inizialmente interpretato come un terremoto. L'analisi successiva delle stazioni sismiche, delle onde a lungo periodo e delle immagini satellitari ha però portato a una conclusione diversa: il segnale sismico era associato al collasso glaciale e alla successiva colata di detriti.
Il ghiaccio e la roccia hanno ostruito il corso d'acqua, creando le condizioni per una devastante ondata a valle.
Il pericolo non è ancora finito
Le operazioni di soccorso sono rese estremamente difficili dalla distruzione di ponti, strade e collegamenti elettrici. In Tibet, inoltre, le autorità monitorano una possibile area lacustre formatasi a monte, mentre persistono i timori per ulteriori frane e improvvise piene.
Nepal e Cina hanno mobilitato migliaia di soccorritori, con elicotteri e squadre specializzate impegnate nella ricerca dei dispersi.
Un dramma internazionale
Tra le persone disperse ci sono pellegrini e turisti provenienti da diversi Paesi. Il bilancio tibetano comprende 260 stranieri, mentre in Nepal la maggioranza dei dispersi risulta essere costituita da cittadini stranieri.
La zona colpita è infatti un importante corridoio turistico e religioso, attraversato ogni anno da migliaia di persone dirette verso l'Himalaya e il monte Kailash.
L'ombra del cambiamento climatico
Il disastro riaccende anche l'attenzione sulla crescente vulnerabilità dell'Himalaya.
L'aumento delle temperature sta accelerando la fusione dei ghiacciai e rendendo più instabili alcuni sistemi glaciali e i laghi formati dalle acque di fusione. Eventi di questo tipo possono trasformarsi rapidamente in flood outburst, vere e proprie esplosioni d'acqua capaci di devastare le vallate sottostanti.
Per una regione già esposta a frane, valanghe e alluvioni, il cambiamento climatico rappresenta quindi un moltiplicatore del rischio.
La corsa contro il tempo
Ora la priorità è una sola: trovare i dispersi.
Ma tra infrastrutture distrutte, comunicazioni interrotte, nuove frane possibili e condizioni meteorologiche difficili, ogni ora diventa decisiva.
L'Himalaya è stato colpito da una delle più violente catastrofi glaciali degli ultimi anni. E il bilancio, purtroppo, potrebbe non essere ancora definitivo.









