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A giugno risultavano 10.118 aziende giapponesi operative in Cina, secondo Teikoku Databank: quasi il 30% in meno rispetto al picco di 14.394 raggiunto nel 2012 e il 22% in meno rispetto a due anni prima.
Più uscite che ingressi
Dall'ultima rilevazione del 2024 sono entrate nel mercato cinese 1.221 nuove imprese giapponesi, ma 4.137 aziende hanno lasciato la Cina oppure non sono più risultate identificabili. Il saldo conferma una progressiva riduzione della presenza imprenditoriale nipponica.
Geopolitica e supply chain
Il fenomeno non dipende soltanto dalle tensioni tra Tokyo e Pechino. Tra i fattori indicati figurano rallentamento del mercato immobiliare cinese, sovracapacità produttiva, concorrenza sui prezzi, restrizioni sulle terre rare e maggiore attenzione ai rischi geopolitici.
La Cina resta strategica
La Cina continua tuttavia a rappresentare un mercato di enorme rilevanza. Oltre il 40% delle imprese giapponesi ancora presenti opera nel manifatturiero. Il cambiamento riguarda quindi soprattutto la strategia industriale: dalla forte concentrazione produttiva alla diversificazione delle supply chain, con investimenti in Giappone e nel Sud-est asiatico, in particolare in Vietnam.
Un nuovo modello produttivo
La tendenza evidenzia una trasformazione più ampia delle catene globali del valore: per molte imprese la Cina non viene necessariamente abbandonata, ma affiancata da nuove basi produttive per ridurre la dipendenza da un singolo Paese e contenere i rischi geopolitici e commerciali.









