Salario minimo, tutti entusiasti? Non proprio…

In Parlamento c’è un’ampia maggioranza favorevole all’introduzione del salario minimo legale. Tuttavia, vanno considerati gli effetti sul mercato del lavoro. Il rischio è di ottenere sulle retribuzioni il risultato opposto a quello sperato

Salario minimo, tutti entusiasti? Non proprio…

Questa volta si fa sul serio. E si comincia a entrare nei dettagli del salario minimo legale. M5s e Partito democratico al Senato e Pd, LeU e Fratelli d’Italia alla Camera hanno presentato cinque diverse proposte di legge.

A 9 euro netti, il Pd lancia l'idea più generosa per i lavoratori, mentre il M5s propone 9 euro lordi. In entrambi i casi si tratta di livelli nettamente al di sopra della media Ocse se comparati ai valori dei salari medi o mediani. Le proposte di LeU e FdI propongono di fissare il minimo al 50% del salario medio indicato dall’Istat (circa 7 euro).

Il nodo più delicato nel caso italiano è il rapporto del nuovo minimo con i contratti collettivi esistenti. I sindacati, infatti, non sono favorevoli a un minimo per legge: temono che la contrattazione nazionale venga esautorata. In realtà l’aspetto più delicato è un altro. Se da un lato il salario minimo legale è auspicabile (oltre all’Italia sono soltanto altri 5 i paesi Ue a non prevederlo), appare evidente che l’introduzione richieda una discussione approfondita. E soprattutto è una misura che va pensata in collegamento alla politica industriale e salariale. In un paese come l’Italia, afflitta da un ventennio di bassa produttività (principale motivo per il quale le retribuzioni così basse rispetto ai principali paesi Ue), spingere forzosamente i salari verso l’alto potrebbe non condurre all’effetto sperato.

Fonte

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

Scopri la sezione Indicatori

(opzionale)
Paesi
www.quotedbusiness.com