Italia, da febbraio persi 600 mila occupati

Istat: aumentano gli inattivi. Censis-Confcooperative: a causa del Covid19, oltre 2 milioni di famiglie in più rischiano la povertà. In Italia si contano 23 mln di lavoratori, oltre 16 mln di pensionati, 10 mln di studenti e oltre 10 mln di poveri

Da febbraio persi 600 mila occupati

Da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso di circa 600 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 160 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di oltre 700 mila unità. Lo rileva l’Istat, proponendo il confronto con il periodo appena precedente all’esplosione della pandemia. A rendere il quadro ancora più nero è il Censis-Confcooperative. Con l’emergenza provocata dal Coronavirus sono 2,1 milioni in più le famiglie italiane a rischio povertà assoluta.

È questa in sintesi la fotografia scattata dal Focus ‘Covid da acrobati della povertà a nuovi poveri. Ecco il rischio di una nuova frattura sociale”. Dei 2,1 mln di famiglie, oltre 1 mln di nuclei vive esclusivamente di lavoro irregolare.

“Il paese vede la sua competitività ferma al palo dal 1995. Abbiamo un’occupazione più bassa della media europea. Un deficit che è cresciuto di 20 punti e un Pil che chiuderà con un rosso a due cifre sfondando il tetto del 10%. Abbiamo una geografia sociale ed economica del Paese molto sbilanciata – dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – con poco meno di 23 milioni di lavoratori, oltre 16 milioni di pensionati, 10 milioni di studenti (con una formazione che non è sempre d’eccellenza) e oltre 10 milioni di poveri. Il problema non è il deficit, ma la capacità o meno di poterlo pagare.” 

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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