Disoccupazione e migrazioni, il Sub-Sahara è sull’orlo di una crisi strutturale. Ma c’è una soluzione

Disoccupazione e migrazioni, il Sub-Sahara è sull’orlo di una crisi

L'Africa sub-sahariana è sull'orlo di una crisi occupazionale: il mercato del lavoro non riesce a compensare il boom demografico. Secondo l’Fmi, occorrono il doppio dei posti di lavoro rispetto a quelli creati ogni anno (20 milioni anziché 10). E l’organizzazione con sede a Washington delinea un possibile scenario. Se la crescita media fosse pari al 6% tra il 2018 e il 2022, rispetto al 4% finora ipotizzato, l'occupazione potrebbe salire dello 0,6% (che diventerebbe di 0,8 punti percentuali nel medio periodo). In tal modo verrebbero creati 16 mln di nuovi posti l’anno. Ovvero, un valore che tende ad avvicinarsi alla soglia indicata di 20 mln.

La profonda carenza di lavoro, come è noto, è un problema per tutto il continente. Ogni anno 13 milioni di giovani cercano un'occupazione, ma solo 3 mln lo trovano. E sono dati destinati a peggiorare. Infatti, si prevede che la popolazione giovanile africana raddoppierà entro il 2050, raggiungendo gli 840 milioni.

Il che ci riporta a un’altra debolezza strutturale dell’Africa: l’istruzione e la formazione della forza lavoro. È un aspetto che diventa ancora più strategico se si considera che oltre 600 milioni di persone nell'area Sub-Sahariana non hanno ancora accesso all'elettricità. Per colmare tale gap il continente può puntare sulle rinnovabili, visto che lì vento e sole non mancano. Per riuscirci occorre, tuttavia, una forza lavoro adeguatamente formata che invece è carente.

A questo punto si prefigurano due prospettive per l'Africa: passare direttamente alla "quarta rivoluzione industriale" oppure puntare ancora sul classico modello tradizionale di crescita guidata dalla produzione manifatturiera e dalle esportazioni. Invece, un'altra scelta è obbligata: in ambo i casi sarà necessario investire sul capitale umano.

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