Smart working, non ripetiamo l’errore fatto con la flessibilità (poi diventata per molti precarietà)

Lo smart working non è di per sé buono o cattivo. Dipende dall’uso che se ne fa. Ma anche quando sul finire degli anni ’90 è stata introdotta la flessibilità la scelta non fu giusta o sbagliata. Fu, invece, disastroso il modo in cui venne introdotta, con l’effetto finale di scaricare perlopiù su una generazione la flessibilizzazione del mercato del lavoro

Smart working, non ripetiamo l’errore fatto con la flessibilità

Oltre quattro milioni di lavoratori in Italia sono in smart working. Non era mai accaduto, ma adesso serve definire nel dettaglio le modalità. Una legge sul tema già ci sarebbe, ma secondo i sindacati “serve la contrattazione”. Diritto a disconnettersi, orari e buoni pasto. Sono questi i nodi del lavoro da casa.

E il tema riguarda tutti. Probabilmente nella Pubblica amministrazione il 30% degli statali potrebbe avere una postazione da remoto anche dopo la fine dell’emergenza. E pure parte del settore privato è convinto che la nuova modalità non incida sulla produttività dei dipendenti.

Ecco su quest’ultimo punto, ovvero la produttività oraria media, i dubbi sul fatto che possa diminuire (causando a sua volta una dilatazione dell’orario di lavoro) sono numerosi. Così come potrebbe rivelarsi complessa la conciliazione tra i tempi professionali e quelli privati, oltre a tutte le distrazioni che abitualmente accadono tra le mura domestiche.

Al contrario, sono evidenti alcuni possibili benefici a cominciare dall’ambiente e in termini di costi per le imprese. Il che ci riporta al punto precedente e forse spiega perché lo smart working potrebbe non dispiacere al mondo delle imprese.

In ogni caso la discussione è aperta in molti paesi assediati dal Covid-19. Tra questi la Germania, dove il ministro tedesco del Lavoro e degli Affari sociali Hubertus Heil si è spinto a sostenere che “chiunque voglia, sempreché il tipo di occupazione lo consenta, dovrebbe essere in grado di lavorare a casa, anche quando la pandemia è finita”. Heil ha assicurato che presenterà un disegno di legge in autunno.

Lo smart working non è di per sé buono o cattivo. Dipende dall’uso che se fa. Però, attenzione. Anche quando sul finire degli anni ’90 è stata introdotta la flessibilità la scelta non fu giusta o sbagliata. Ma il modo in cui fu introdotta fu invece disastroso, con l’effetto finale di scaricare perlopiù su una generazione la flessibilizzazione del mercato del lavoro, condannandola a un incerto percorso professionale e a un duro futuro (previdenziale).

Vedremo se la lezione è servita.

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