
Mercedes-Benz rafforza la propria presenza in Ungheria con un importante piano di espansione dello stabilimento di Kecskemét, destinato a diventare uno dei principali hub produttivi del gruppo in Europa. L'investimento rientra nella strategia di ottimizzazione dei costi e di aumento della competitività in un mercato automobilistico sempre più sotto pressione.
Il costo del lavoro fa discutere
A riaccendere il dibattito è soprattutto il forte differenziale nel costo della manodopera. Secondo le stime circolate nel settore, il costo orario del lavoro nello stabilimento ungherese è di circa 15,60 euro, contro i 49,50 euro di alcuni impianti tedeschi.
Una differenza che rende l'Ungheria particolarmente competitiva, ma che alimenta le preoccupazioni dei sindacati e dei lavoratori tedeschi, timorosi di una progressiva redistribuzione della produzione verso Paesi con costi inferiori.
La sfida dell'automotive europeo
La scelta di Mercedes riflette una trasformazione che coinvolge l'intera industria automobilistica europea. Costi energetici elevati, concorrenza dei costruttori cinesi, rallentamento della domanda e transizione verso l'elettrico stanno spingendo molte case automobilistiche a rivedere la propria geografia produttiva.
Negli ultimi mesi anche altri grandi gruppi europei hanno annunciato piani di ristrutturazione, riduzione dei costi e revisione della capacità produttiva, nel tentativo di preservare redditività e competitività globale.
Competitività o rischio deindustrializzazione?
L'espansione produttiva nell'Europa orientale rappresenta un'opportunità per attrarre investimenti e occupazione nei Paesi emergenti dell'Unione Europea, ma riapre il dibattito sul rischio di indebolimento della base industriale dell'Europa occidentale.
Per gli analisti, la vera sfida sarà trovare un equilibrio tra efficienza produttiva, tutela dell'occupazione qualificata e capacità di mantenere in Europa le competenze strategiche necessarie per affrontare la competizione globale nel settore automotive.



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