Negli Usa persi 701.000 posti di lavoro in un mese

Interrotta una striscia positiva cominciata nel 2010

701.000 posti di lavoro persi in un mese

È come un terremoto che ha fatto tremare l’economia statunitense. Ma non è stata una scossa di assestamento. Piuttosto un monito, presagio di una recessione e di una crisi sociale che possono travolgere gli Stati Uniti, un Paese sul quale si è abbattuto il virus già costato oltre 6 mila morti.

L’economia Usa nel mese di marzo ha perso 701.000 posti di lavoro, ben oltre le attese. Il tasso di disoccupazione risale al 4,4% dal 3,5% di febbraio. Il dato è il peggiore dal maggio del 2009, quando fu raggiunto il picco della disoccupazione in seguito alla crisi finanziaria.

È anche il primo declino nella crescita dell’occupazione negli Stati Uniti dal 2010, quando al termine della crisi cominciò una striscia positiva durata fino ad oggi.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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