
Le compagnie energetiche Eni e Repsol stanno affrontando una battaglia difficile per recuperare circa 6 miliardi di dollari di crediti contratti con il Venezuela per forniture di gas e nafta, secondo quanto riportato dal Financial Times. Per anni i due gruppi, proprietari insieme del giacimento Perla al largo delle coste venezuelane, avevano accordi commerciali con Caracas in cui venivano ricompensati con petrolio di stato per il gas fornito.
Sanzioni Usa e blocco dei pagamenti
La situazione è cambiata radicalmente con l’amministrazione Donald Trump: nel marzo 2025 le autorità statunitensi hanno revocato le licenze che consentivano alle aziende straniere di essere compensate in petrolio venezuelano, esponendo chi avesse continuato a ricevere tali pagamenti al rischio di sanzioni. Da allora, Eni e Repsol hanno continuato a fornire gas al mercato domestico di Caracas, ma non hanno ricevuto né denaro né greggio come compensazione, accumulando soltanto IOU (promesse di pagamento) sempre più difficili da monetizzare.
Un contesto globale che spinge Washington
La decisione americana si inserisce in un quadro di pressione geopolitica sul petrolio venezuelano. Gli Stati Uniti hanno negoziato con le autorità ad interim di Caracas la fornitura di 30-50 milioni di barili di greggio per il mercato statunitense, con proventi stimati attorno a 2,8 miliardi di dollari e gestiti direttamente da Washington.
L’esposizione di Eni e Repsol sul terreno
Per Eni, i crediti verso la compagnia petrolifera statale PDVSA ammontano a circa 2,3 miliardi di dollari, secondo analisti di settore, e potrebbero arrivare a quasi 3 miliardi considerando svalutazioni e fatture pregresse. La joint venture con Repsol continua a produrre gas utilizzato per l’elettricità in Venezuela, ma la mancanza di pagamenti concreti complica la posizione finanziaria delle due società. Repsol da parte sua dichiara di essere creditrice di circa 586 milioni di euro da Caracas, ma anche per il gruppo spagnolo il recupero resta incerto.
Trump penalizza l’Europa, favorisce l’America
L’analisi degli osservatori sottolinea come la politica statunitense stia privilegiando le compagnie americane, in particolare Chevron, che ha ottenuto esenzioni e licenze per operare e esportare petrolio venezuelano nonostante il quadro sanzionatorio. Le società europee, invece, si trovano tagliate fuori da meccanismi di pagamento alternativi e da accordi di compensazione che fino a poco tempo fa consentivano di mitigare l’impatto delle restrizioni.
Un futuro incerto per gli investimenti europei
La mancanza di una soluzione chiara per incassare i crediti accumulati apre interrogativi sul ruolo futuro delle major europee nel settore energetico venezuelano. Senza la possibilità di monetizzare le somme dovute, la partecipazione di Eni, Repsol e altri partner europei nei progetti di Caracas potrebbe diventare sempre più rischiosa, sia dal punto di vista finanziario che politico.






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