
Nel dicembre 2024 la NATO ha identificato 12 materie prime critiche, essenziali per la produzione di sistemi d’arma, elettronica avanzata e tecnologie militari. Tra queste figurano alluminio, grafite, berillio, titanio, cobalto, germanio, tungsteno, platino, terre rare, gallio, manganese e litio.
Secondo l’Alleanza, un’interruzione delle forniture potrebbe compromettere direttamente la capacità militare degli alleati e il loro vantaggio tecnologico.
Cina leader globale nella produzione e nella raffinazione
Il vero squilibrio non riguarda solo l’estrazione, ma soprattutto la raffinazione, la fase più complessa e strategica della catena del valore. La Cina domina oltre l’80% della raffinazione globale di materiali chiave come grafite, tungsteno, germanio e cobalto, e raggiunge quote vicine al 100% per gallio e terre rare. In molti casi, Pechino controlla oltre la metà dell’intera filiera mondiale, rendendo USA e UE fortemente dipendenti dalle importazioni.
Europa e Stati Uniti: una dipendenza strutturale
L’Unione Europea è quasi completamente dipendente dall’estero per diverse materie prime critiche: in alcuni casi, come litio, gallio e terre rare, le importazioni coprono il 100% del consumo. Anche gli Stati Uniti dipendono in larga parte dalle forniture esterne per grafite, manganese, titanio e terre rare, con l’unica eccezione rilevante del berillio. Questa vulnerabilità rappresenta un rischio strategico in caso di tensioni geopolitiche o restrizioni commerciali.
Il rischio geopolitico: materie prime come arma strategica
Negli ultimi anni Pechino ha già dimostrato di poter usare le materie prime come leva politica, imponendo controlli sulle esportazioni di gallio, germanio e altri materiali sensibili. In uno scenario di conflitto o rivalità sistemica con l’Occidente, il controllo delle catene di approvvigionamento potrebbe diventare un fattore decisivo quanto le capacità militari tradizionali.
La risposta europea: il Critical Raw Materials Act
L’Unione Europea ha lanciato nel 2024 il Critical Raw Materials Act, con obiettivi ambiziosi per il 2030: almeno il 10% del consumo estratto in Europa, il 40% raffinato internamente, e non più del 65% delle importazioni da un singolo Paese terzo. Tuttavia, secondo la Corte dei conti europea, i finanziamenti sono limitati e i progetti avanzano lentamente, rendendo difficile colmare il gap entro il 2030.
Gli Stati Uniti accelerano sugli investimenti strategici
Washington ha adottato una strategia più aggressiva, con incentivi fiscali, fondi diretti del Dipartimento della Difesa e misure per accelerare i permessi minerari. Il tema dei minerali critici è diventato centrale anche nella politica industriale americana, in parallelo alla competizione tecnologica con la Cina su semiconduttori, intelligenza artificiale e batterie.
La nuova frontiera della sicurezza nazionale
Il confronto tra Cina e NATO non si gioca solo su missili e carri armati, ma su miniere, raffinerie e catene globali del valore. In un mondo multipolare, il controllo delle materie prime critiche è ormai un pilastro della sovranità strategica e una variabile chiave delle future tensioni geopolitiche.



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