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Un numero che cambia la scala globale
Nel solo 2025 la Cina ha aggiunto 543 gigawatt di nuova capacità elettrica. Un dato che, tradotto, equivale a costruire in dodici mesi un intero sistema energetico nazionale delle dimensioni di un grande Paese industrializzato. Non una fiammata congiunturale, ma un’accelerazione strutturale che ridefinisce gli equilibri globali.
Il confronto internazionale è impietoso
I 543 GW installati in un anno superano del 12% l’intera capacità elettrica dell’India a fine 2024. Ancora più impressionante il dato cumulato: negli ultimi quattro anni Pechino ha aggiunto più potenza di quanta ne abbia complessivamente la rete degli Stati Uniti. È il segnale di uno sorpasso sistemico, non episodico.
La lezione delle crisi energetiche
Alla base di questa corsa c’è anche la memoria delle carenze elettriche del 2021 e 2022, che misero in difficoltà industria e famiglie. Da allora la risposta politica è stata netta: trasformare l’energia in un asset strategico nazionale, aumentando capacità, ridondanza e sicurezza dell’approvvigionamento.
Solare record, ma il carbone resta centrale
Il boom è guidato dalle rinnovabili
Oltre 315 GW dei 543 installati nel 2025 provengono dal fotovoltaico, un volume che da solo supera l’intero parco solare di qualsiasi altro Paese. L’eolico contribuisce con 119 GW, consolidando la leadership cinese su entrambe le tecnologie chiave della transizione.
La componente fossile non scompare
Accanto al verde, Pechino continua a investire anche nel termoelettrico: 95 GW di nuove centrali a carbone e gas. Si aggiungono 12 GW di idroelettrico e circa 1,7 GW di nucleare, con la Cina che mantiene il più ampio portafoglio mondiale di reattori in costruzione e mega-progetti idroelettrici in Tibet destinati a diventare i più grandi al mondo.
Ridondanza prima della coerenza climatica
Il modello è chiaro: diversificare, abbondare, evitare dipendenze esterne. Ma emergono contraddizioni: la crescita delle rinnovabili convive con nuove centrali a carbone, mentre la dismissione delle unità più obsolete procede lentamente, aumentando il rischio di sovraccapacità e utilizzo inefficiente degli impianti fossili.
Energia come leva di potere industriale
AI e data center divorano elettricità
La nuova potenza non serve solo a coprire la domanda tradizionale. È pensata per sostenere la prossima fase della competizione globale: intelligenza artificiale, data center, robotica e manifattura avanzata. I grandi modelli AI richiedono enormi quantità di energia continua, affidabile e a basso costo.
Micro-ecosistemi energetici per il digitale
In Cina i data center vengono progettati attorno a sistemi integrati che combinano rinnovabili, accumulo e linee ad altissima tensione, spesso collocati in regioni ricche di vento e sole ma lontane dai grandi centri urbani. L’obiettivo è semplice: nessun collo di bottiglia energetico per i settori strategici.
Stati Uniti: la domanda cresce, la rete no
Negli Usa la domanda di elettricità torna a salire spinta da AI, veicoli elettrici e reshoring industriale. Ma Washington deve fare i conti con reti rigide, tempi autorizzativi lunghi e mercati frammentati. Analisti e banche d’investimento avvertono: la scarsità relativa di energia a basso costo potrebbe diventare un freno proprio mentre le big tech americane guidano l’innovazione globale.
La strategia cinese è opposta
Pechino costruisce prima la base fisica: capacità abbondante, rete continentale ad altissima tensione e un sistema politico che lega direttamente priorità industriali ed energetiche. Se la ricerca AI resta oggi in gran parte americana, la scala energetica potrebbe spostare nel medio periodo l’implementazione industriale verso la Cina.
India e resto del mondo: il divario si allarga
L’India investe massicciamente in solare ed eolico, ma il confronto resta sbilanciato: la Cina installa in un anno più capacità di quanta Nuova Delhi ne abbia complessivamente. Per molti altri Paesi, il gap è ancora più netto, con conseguenze su attrattività industriale, sicurezza energetica e competitività tecnologica.
Le crepe del modello: rete sotto stress
La crescita accelerata porta anche problemi. In diverse regioni la rete non riesce ad assorbire tutta la produzione rinnovabile, causando curtailment e sprechi. Pechino è consapevole del rischio e sta spostando l’attenzione dalla pura espansione alla ottimizzazione: più accumulo, reti più robuste, riforma dei meccanismi di mercato.
La direzione resta chiara
Le nuove regole riducono gli incentivi a solare ed eolico, ma senza cambiare l’obiettivo di fondo: energia abbondante come assicurazione strategica. Anche a costo di mantenere una quota di carbone come polizza di sicurezza del sistema.








