
Il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran ha riacceso le tensioni e fatto scattare l’allarme tra i grandi player energetici. A lanciare il segnale più forte è Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, che definisce quanto sta accadendo “l’evento energetico più grave degli ultimi 40 anni”. Il manager italiano invita apertamente l’Unione Europea a sospendere l’embargo sul gas naturale liquefatto russo, previsto a partire dal 1° gennaio 2027.
Secondo Descalzi, il problema è immediato e concreto: il sistema energetico europeo rischia di perdere fino a 20 miliardi di metri cubi di gas in pochi mesi. Una quantità difficile da sostituire nel breve periodo, soprattutto mentre il mercato globale del GNL è già sotto forte pressione a causa delle tensioni geopolitiche nel Golfo.
Il gas, sottolinea il numero uno di Eni, resta fondamentale per garantire la stabilità della rete elettrica. Le fonti rinnovabili, pur in crescita, non sono programmabili, mentre il nucleare ha tempi troppo lunghi per rispondere alle emergenze. In questo scenario, il gas rappresenta ancora la principale “valvola di sicurezza” del sistema energetico europeo.
Le alternative esistono, ma presentano limiti strutturali. Gli Stati Uniti sono già il primo fornitore di GNL per l’Europa, con circa il 58% delle importazioni, ma la loro capacità di esportazione è sotto pressione per l’aumento della domanda interna, trainata anche dai data center e dall’intelligenza artificiale. Nuovi impianti richiederanno anni per entrare in funzione.
Anche altri fornitori come Algeria e Qatar non possono colmare rapidamente il gap. Il Qatar, in particolare, ha visto ridursi i flussi a causa dei danni alle infrastrutture energetiche nel Golfo, aggravando ulteriormente la situazione per Paesi come l’Italia.
Nel frattempo, il gas russo continua a entrare in Europa, seppur in forma liquefatta. L’impianto di Yamal LNG resta il principale hub di approvvigionamento, con volumi che nel 2025 hanno superato i 15 milioni di tonnellate, pari a circa 20 miliardi di metri cubi. Nonostante le sanzioni sul gas via gasdotto, l’Europa ha mantenuto una dipendenza significativa dal GNL russo, che rappresenta ancora circa il 14% delle importazioni.
Paesi come Francia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi continuano a essere tra i principali acquirenti, segno di una transizione energetica ancora incompleta e piena di contraddizioni.
Il regolamento europeo prevede uno stop graduale: già dal 2026 per i contratti a breve termine e dal 2027 per quelli di lungo periodo. Tuttavia, è prevista una clausola di emergenza che consente la sospensione temporanea del divieto in caso di grave rischio per la sicurezza energetica. Ed è proprio su questa leva che potrebbe giocarsi la partita nei prossimi mesi.
Con lo scenario internazionale sempre più instabile e il nodo Hormuz ancora irrisolto, la sicurezza energetica europea torna così al centro del dibattito politico. E il gas russo, che sembrava destinato a uscire definitivamente dal mercato, potrebbe invece rientrare come soluzione temporanea ma inevitabile.








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