431 petroliere russe sono scomparse dai radar: dove sono finite?

Ecco come Mosca continua ad esportare petrolio, nonostante le sanzioni

431 petroliere russe sono scomparse dai radar: dove sono finite?

L’Ue ha solo nei giorni scorsi trovato l’accordo tra i 27 paesi membri in merito all’embargo sul petrolio russo. Ma Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti già da tempo sono andate in quella direzione. Nonostante ciò, il greggio di Mosca continua a entrare nei porti di tutto il mondo. Sia che siano state introdotte delle sanzioni, sia in caso contrario.

Non è un caso il fatto che la Russia abbia aumentato le sue vendite di petrolio. Nel mese di aprile, le esportazioni di petrolio dai porti russi verso quelli europei hanno raggiunto una media di 1,6 milioni di barili al giorno, rispetto a un milione registrato a marzo. Così, dall’inizio dell’invasione in Ucraina, la Russia ha incassato dall’esportazione di gas, carbone, e petrolio in Europa il doppio rispetto allo stesso periodo 2021.

Dietro questo flusso c’è tuttavia un mercato poco trasparente. Le petroliere russe, infatti, hanno messo a punto una serie di trucchi per poter esportare il greggio. Il primo tra questi sistemi di aggiramento consiste nel trovare una bandiera di comodo. Secondo il Polish Economic Institute, infatti, le petroliere russe starebbero cercando di aggirare le restrizioni di mercato affidandosi ai paradisi fiscali.

Il think tank polacco ha denunciato la scomparsa dai radar, il 5 aprile, di ben 431 petroliere russe su 710 registrate in partenza dai porti. Certo, potrebbe trattarsi di guasti. Oppure - come sostengono dal Polish Economic Institute - di “una disconnessione deliberata dei sistemi di localizzazione”.

Una volta sparite dai radar, le petroliere richiederebbero la procedura di trasferimento formale e una nuova registrazione nei paradisi fiscali che offrono le cosiddette ‘bandiere di comodo’. Delle circa 30mila petroliere registrate nel mondo, il 20% batte bandiere di Panama, isole Marshall, Liberia, Saint Vincent e Grenadine E ben il 43% delle grandi petroliere mondiali risulta registrato nelle Isole Marshall (680), in Liberia (610) e a Panama (318).

Rendendo ignota la provenienza della nave verrebbe occultato anche il suo contenuto: così il petrolio russo potrebbe fare ingresso nell’Ue facilmente, nonostante le sanzioni. Come ipotizzato in un’inchiesta del Wall Street Journal – e si passa così al secondo trucco – molte consegne avvengono attraverso petroliere con destinazione ignota. Una volta al largo, il petrolio viene trasferito su navi più grandi, dove il greggio russo verrebbe mischiato ad altro petrolio, confondendone l’origine. TankerTrackers sostiene che nella prima metà di aprile siano stati caricati più di 11,1 milioni di barili su petroliere senza rotta, mentre prima dell’invasione il fenomeno praticamente non esisteva.

Fonte
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