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L’Italia si prepara a diventare il Paese con il rapporto debito/Pil più alto dell’eurozona. Secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico italiano salirà dal 137% del 2025 al 138% nel 2026, superando perfino la Grecia, storicamente simbolo della crisi del debito europeo.
Un dato che segna un’inversione rispetto agli altri Paesi del Sud Europa, oggi impegnati in un percorso di riduzione più efficace.
Perché il debito cresce ancora
Il nodo centrale resta la combinazione tra bassa crescita economica e costo del debito. Quando i tassi d’interesse superano il ritmo di crescita del Pil, il debito tende ad autoalimentarsi. È il cosiddetto “effetto palla di neve”, che negli ultimi anni ha penalizzato soprattutto l’Italia.
A pesare sono anche fattori tecnici, come l’impatto ritardato delle misure fiscali. Il caso più evidente è quello del Superbonus 110% Italia: i crediti d’imposta concessi negli anni passati stanno ora emergendo nei conti pubblici, aumentando il debito senza generare nuova crescita.
Dalla crisi finanziaria al post-Covid: una salita continua
Negli anni 2000 l’Italia era riuscita a ridurre il debito grazie agli avanzi primari. Poi la doppia crisi finanziaria e dei debiti sovrani ha invertito la rotta, spingendo il rapporto oltre il 135%.
La pandemia ha aggravato ulteriormente la situazione, con il debito salito fino al 154% per sostenere economia e famiglie. Oggi, nonostante la ripresa, la crescita resta troppo debole per invertire il trend.
Il confronto con l’Europa: chi ha fatto meglio (e perché)
Il confronto con altri Paesi è impietoso. La Grecia, dopo aver superato il 200% durante la pandemia, ha avviato una rapida discesa grazie a crescita sostenuta e avanzi primari, arrivando verso il 136% nel 2026.
Il Portogallo ha ridotto il debito sotto il 90% grazie a riforme strutturali, disciplina fiscale e sviluppo economico. Anche la Spagna, pur con deficit ancora presenti, beneficia di una crescita più robusta che compensa il debito.
E poi c’è Cipro, che ha riportato il rapporto vicino al 50% grazie a politiche rigorose e avanzi di bilancio costanti.
Il vero problema italiano: crescita troppo debole
Il punto critico resta sempre lo stesso: l’Italia cresce poco. Senza un aumento strutturale del Pil, qualsiasi sforzo fiscale rischia di essere insufficiente.
Negli ultimi anni, il Paese ha registrato uno dei tassi di crescita più bassi dell’eurozona, mentre mantiene un deficit primario tra i più elevati. Un mix che rende sempre più difficile ridurre il debito.
La sfida: riforme o declino lento
Gli economisti sono concordi: la riduzione del debito non passa solo dai tagli o dall’austerità, ma da riforme capaci di aumentare produttività, occupazione e investimenti.
I casi di Grecia, Spagna e Portogallo dimostrano che è possibile uscire dal circolo vizioso. Ma senza crescita, il rischio per l’Italia è restare intrappolata in un debito sempre più pesante.







