Strage di via D'Amelio, 34 anni dopo: Palermo ricorda Paolo Borsellino e la sua scorta. La verità resta ancora incompleta

Il 19 luglio 1992 un'autobomba carica di esplosivo uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli. A oltre tre decenni dalla strage, Palermo rende omaggio alle vittime mentre proseguono le indagini sui mandanti e sui depistaggi che hanno segnato uno dei capitoli più drammatici della storia repubblicana.

Strage di via D'Amelio, 34 anni dopo. La verità resta ancora incompleta
I due magistrati uccisi nel 1992: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Sono trascorsi 34 anni dalla strage di via D'Amelio, uno degli eventi più tragici della lotta dello Stato contro Cosa Nostra. Il 19 luglio 1992, appena 57 giorni dopo la strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, un'autobomba esplose nel cuore di Palermo, uccidendo Paolo Borsellino e i cinque uomini e donne della sua protezione.

Anche quest'anno il capoluogo siciliano ricorda le vittime con cerimonie istituzionali, fiaccolate, dibattiti, iniziative dedicate ai giovani e momenti di riflessione promossi da associazioni, scuole e movimenti impegnati nella diffusione della cultura della legalità.

Il ricordo delle istituzioni

Nel giorno dell'anniversario, le massime istituzioni dello Stato hanno ribadito l'impegno nella lotta alla criminalità organizzata.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato come l'eredità di Paolo Borsellino continui a rappresentare un punto di riferimento nella difesa della legalità e della democrazia, richiamando uno dei messaggi più celebri del magistrato: "Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo."

Le sentenze e il più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana

Sul piano giudiziario, la strage di via D'Amelio continua a rappresentare uno dei casi più complessi della storia italiana.

Le sentenze definitive hanno accertato le responsabilità di esponenti di Cosa Nostra per l'organizzazione dell'attentato, ma hanno anche evidenziato il grave depistaggio che caratterizzò le prime indagini.

Nel processo sul cosiddetto depistaggio di via D'Amelio, la magistratura ha ricostruito come le false dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino abbiano portato, per anni, a ricostruzioni rivelatesi infondate e alla condanna di persone successivamente assolte. Le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza contribuirono poi a riaprire il quadro investigativo.

L'agenda rossa e i punti ancora irrisolti

Tra i simboli più forti della vicenda resta la scomparsa della celebre agenda rossa di Paolo Borsellino, il taccuino sul quale il magistrato annotava riflessioni e informazioni investigative.

La sua sparizione, mai definitivamente chiarita, continua a rappresentare uno dei principali interrogativi legati alla strage, insieme alle ulteriori indagini avviate negli ultimi anni dalla Procura di Caltanissetta su possibili piste investigative ancora da approfondire, comprese quelle relative al dossier "mafia e appalti". Su questi aspetti sono tuttora in corso attività giudiziarie e non esistono accertamenti definitivi.

Una memoria che guarda al futuro

A oltre tre decenni dall'attentato, la figura di Paolo Borsellino continua a essere uno dei simboli della lotta alla mafia e della difesa dello Stato di diritto.

L'anniversario non rappresenta soltanto un momento di commemorazione delle vittime, ma anche un richiamo alla necessità di proseguire il percorso di ricerca della piena verità giudiziaria e storica, rafforzando l'impegno delle istituzioni e della società civile nella promozione della legalità e nel contrasto alla criminalità organizzata.

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