Efficienza spesa sanitaria, Italia 4° al mondo. Ma conta la metodologia utilizzata

Efficienza spesa sanitaria, Italia 4° a livello globale

C’è Hong Kong, Singapore, Spagna e, poi, Italia. Sono i primi quattro paesi al mondo per efficienza della spesa sanitaria, un parametro che lega i costi all'aspettativa di vita. Lo afferma l'ultimo rapporto Health care efficiency di Bloomberg.

L'analisi, riferita al 2015, prende in esame i paesi che hanno almeno 70 anni di aspettativa di vita, un Pil pro capite che supera i 5mila dollari l'anno e una popolazione minima di 5 milioni di persone.

Fra i paesi che vedono peggiorare la propria posizione emergono Gran Bretagna, 35°, e soprattutto gli Usa, scesi al numero 54 tra la Russia e Bulgaria. Gli Stati Uniti pur avendo la seconda spesa pro-capite per la sanità hanno un'aspettativa di vita di 79 anni, sei meno dei paesi più avanzati. Dal canto suo, l'Italia ha totalizzato un punteggio di 67,6, appena sotto la Spagna, ma è tenuta a distanza dalle prime due, che hanno una minore spesa sanitaria rispetto al Pil. 

Cosa significa tutto ciò per l’Italia? Malgrado i tagli lineari alla spesa, le liste d'attesa, il gap di cure e assistenza tra Nord e Sud, il federalismo fiscale, tutto sommato resta tra i migliori paesi al mondo? Se è vero che il Servizio sanitario nazionale che quest'anno compie 40 anni è tra i più stimati al mondo, grazie all'universalismo delle cure che ci rende unici, è altrettanto vero che non tutte le classifiche internazionali sono premianti quanto quella di Bloomberg. E la risposta sta nel metodo scelto, che nel caso del Global Health Index mette in correlazione l'aspettativa di vita con la spesa pro-capite.

Ciò fa sì che l'Italia, il secondo più longevo al mondo (82,5 anni l'aspettativa di vita) e tra le economie occidentali con la spesa sanitaria pubblica pro-capite più bassa (2.700 dollari pro capite), conquisti un inaspettato quarto posto. Quindi, ciò che ha permesso di scalare la classifica è la riduzione della spesa. Che in Italia sta avvenendo a discapito, evidentemente, soltanto in parte della qualità del servizio offerto.

Il rischio, tuttavia, è di sovrastimare il Sistema sanitario nazionale, anche perché la longevità dipende anche da altre determinanti della salute. È per questo motivo che l’Ocse non stila soltanto classifiche, ma identifica punti di forza e debolezza per consentire ai singoli Paesi di impostare azioni di miglioramento. A proposito di metodologia, l’organizzazione con sede a Parigi colloca l’Italia al 20° posto per aspettativa di vita in buona salute a 65 anni.

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