Ecco come la soia che arriva nell’Ue minaccia foreste e diritti umani in Brasile

La soia brasiliana, legata allo sfruttamento di terre e lavoratori, giunge in Europa e Asia centrale principalmente attraverso due giganti del commercio di materie prime agricole, Cargill e Bunge. Lo svela un’indagine di Greenpeace

La soia che arriva nell’Ue minaccia foreste e diritti umani

Emergono nuove evidenze di violenze e intimidazioni contro le comunità tradizionali nella regione brasiliana del Cerrado, all'interno dei confini dell’azienda agricola Agronegócio Estrondo che rifornisce Cargill eBunge, i principali commercianti di materie prime agricole a livello globale. È quanto rileva l’indagine “Under Fire” realizzata da Greenpeace International. L’azienda brasiliana ha ora ottenuto il permesso di deforestare un'area di 25 mila ettari nel Cerrado brasiliano, la savana più ricca di biodiversità del Pianeta.

"Nonostante Cargill e Bunge si siano impegnate da tempo a ‘ripulire’ le proprie filiere, continuano ad avere legami con un'azienda responsabile di violazioni sistematiche dei diritti umani, acquistando soia che viene poi esportata nel mercato europeo - spiega Martina Borghi di Greenpeace Italia -. Non la vediamo direttamente sugli scaffali dei supermercati, ma finisce indirettamente nei nostri piatti perché viene utilizzata per alimentare animali spesso rinchiusi in allevamenti intensivi, destinati alla produzione di latte e derivati, oppure a essere macellati per produrre carne”.

In Brasile la deforestazione, così come le minacce e le violenze verso le comunità tradizionali e i popoli indigeni, è in aumento da quando il presidente Jair Bolsonaro è salito al potere, lo scorso gennaio. Secondo il Consiglio Indigenista Missionario, tra gennaio e agosto 2019 sono state registrate 160 incursioni in 153 territori indigeni, rispetto alle 109 registrate nel 2018.

“I governi e le aziende europee non possono continuare ad importare deforestazione. L'Ue deve impegnarsi a proteggere le foreste del mondo introducendo una normativa in grado di garantire che i prodotti commerciati in Europa non siano legati a deforestazione e violazione dei diritti umani. Anche la Politica agricola comune (PAC) deve essere riformata, tagliando i sussidi pubblici destinati al sistema degli allevamenti intensivi, che dipende fortemente dalle importazioni di alimenti per animali, come la soia”, conclude Borghi.

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