MPS sfida Intesa con una doppia offerta da 34 miliardi: il Financial Times la definisce “folle”

Il Monte dei Paschi di Siena reagisce all’offerta di Intesa Sanpaolo con una mossa senza precedenti: propone di acquisire Banco BPM e Banca Generali attraverso due offerte interamente in azioni, per un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro. Il Financial Times parla di una strategia “totalmente folle”. S&P Global Ratings avverte invece: il progetto presenta rischi di esecuzione superiori alla maggior parte delle recenti operazioni bancarie

MPS sfida Intesa con una doppia offerta da 34 mld: Ft la definisce “folle”

Il CEO di MPS, Luigi Lovaglio, ha trasformato una situazione difensiva in una sfida industriale. L'obiettivo è creare un nuovo grande gruppo bancario italiano capace di competere con Intesa Sanpaolo e UniCredit, evitando che MPS venga assorbita da Intesa.

Le due offerte valgono 25,3 miliardi di euro per Banco BPM e 8,7 miliardi per Banca Generali. Sono entrambe offerte pubbliche di scambio, quindi senza una componente cash.

Una “fusione a quattro”

È proprio qui che il progetto diventa particolarmente ambizioso.

MPS ha infatti completato nel 2025 l'acquisizione di Mediobanca. Se riuscisse ora a integrare anche Banco BPM e Banca Generali, il nuovo polo nascerebbe dall'aggregazione di quattro realtà finanziarie con attività differenti: credito commerciale, investment banking, wealth management e asset management.

Il Financial Times, nella sua Lex Column, considera proprio questo il punto più debole della strategia: integrare due banche è già complesso; farlo contemporaneamente con quattro società richiede, secondo il quotidiano britannico, una dose di ottimismo decisamente elevata.

Il nodo dei prezzi

Anche le valutazioni offerte da MPS alimentano i dubbi.

Per Banco BPM l'offerta non incorpora un premio significativo rispetto al valore di riferimento, mentre per Banca Generali il premio indicato è intorno al 10%. Questo rende decisivo il comportamento degli azionisti delle due società.

Banco BPM ha inoltre Crédit Agricole come azionista con una quota del 29,3%, mentre Banca Generali è controllata da Assicurazioni Generali. La partita, dunque, si gioca anche sul terreno delle alleanze azionarie.

S&P: strategia interessante, ma rischio elevato

Più equilibrata è la valutazione di S&P Global Ratings.

L'agenzia riconosce alla strategia di MPS un solido razionale industriale, soprattutto in un settore bancario italiano ormai attraversato da un processo di consolidamento. Ma avverte che la complessità e i rischi di esecuzione sono superiori a quelli della maggior parte delle operazioni recentemente completate o annunciate.

È un punto cruciale: il problema non è soltanto finanziare le acquisizioni, ma integrare sistemi informatici, reti commerciali, personale, modelli di business e culture aziendali differenti.

MPS promette 2,6 miliardi di sinergie

Lovaglio, tuttavia, non considera la mossa un azzardo privo di fondamenta.

MPS stima circa 2,6 miliardi di euro di sinergie annuali e punta a costruire un gruppo con una forte componente di wealth management e asset management, attività considerate strategiche per aumentare la redditività e diversificare i ricavi.

Secondo un'analisi Reuters Breakingviews, la logica finanziaria potrebbe essere meno “folle” di quanto suggerisca il Financial Times: le sinergie potrebbero generare un valore attuale netto nell'ordine di 7 miliardi di euro.

La vera partita resta Intesa-MPS

Sul tavolo c'è però soprattutto l'offerta di Intesa Sanpaolo, che a giugno ha proposto 30,6 miliardi di euro per acquisire MPS.

L'offerta prevede azioni Intesa più 1 euro cash per ogni azione MPS, con un premio iniziale del 12,5% rispetto alla quotazione di riferimento del 5 giugno.

MPS considera però il prezzo insufficiente e teme che l'operazione possa portare alla frammentazione della propria rete bancaria.

La controffensiva di Lovaglio nasce dunque da una precisa strategia: rendere MPS troppo grande e strategicamente interessante per essere semplicemente assorbita da Intesa.

Il paradosso del “difensore che diventa acquirente”

La vicenda ha anche un forte valore simbolico.

MPS, una delle banche più antiche del mondo e per anni simbolo delle difficoltà del sistema bancario italiano, oggi si trova contemporaneamente a essere target di un'offerta ostile e acquirente di due concorrenti.

Se entrambe le offerte andassero a buon fine, MPS deterrà il 50,1% del nuovo gruppo, mentre gli azionisti di Banco BPM avrebbero il 37,2% e quelli di Banca Generali il 12,7%.

Una partita che può ridisegnare le banche italiane

La posta in gioco va quindi ben oltre il destino di MPS.

Il successo del piano Lovaglio potrebbe creare un terzo grande polo bancario italiano, accanto a Intesa Sanpaolo e UniCredit, con una presenza molto più forte nel credito, nel wealth management e nei servizi finanziari.

Un fallimento, al contrario, potrebbe lasciare MPS ancora più esposta all'offerta di Intesa.

Il Financial Times lo considera un azzardo. S&P vede una strategia con un razionale, ma anche rischi di esecuzione eccezionalmente elevati. Il mercato, intanto, deve decidere quale delle due letture sia quella giusta.

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