Italiani e risparmi, il paradosso dei conti correnti: 1.163 miliardi fermi in banca

Le famiglie italiane continuano ad accumulare liquidità sui depositi, nonostante l’inflazione e i costi bancari ne riducano il potere d’acquisto. Ma il quadro sta lentamente cambiando: nel 2025 gli italiani hanno aumentato anche gli investimenti in titoli di Stato e risparmio gestito.

Il paradosso dei conti correnti: 1.163 miliardi fermi

Gli italiani sono tradizionalmente grandi risparmiatori, ma una parte consistente della loro ricchezza finanziaria continua a rimanere ferma sui conti bancari.

Secondo i dati riportati nell'analisi di Adusbef citata dal Corriere della Sera, a fine maggio le famiglie italiane detenevano circa 1.163 miliardi di euro in depositi, contro i 906 miliardi di dieci anni prima: un aumento nominale del 28,3%.

Il problema è che nello stesso periodo i prezzi sono aumentati in misura molto significativa. Depurata dall'inflazione, la crescita reale dei depositi risulta quindi molto più contenuta.

E intanto il conto corrente costa di più

A rendere il fenomeno ancora più curioso è l'aumento dei costi bancari.

La spesa media annua per la gestione del conto sarebbe salita da 82,2 a 101,1 euro, con un incremento del 23%.

A crescere maggiormente sono state le spese variabili, legate a bonifici, pagamenti e prelievi. In particolare, le disposizioni hanno registrato un aumento molto più marcato rispetto ai costi fissi.

In sostanza: si paga di più per custodire una liquidità che, se lasciata inattiva, perde potere d'acquisto nel tempo.

Ma “tenere tutto sul conto” non significa necessariamente essere irrazionali

Definire gli italiani “masochisti finanziari” è efficace come provocazione giornalistica, ma la realtà è più complessa.

La liquidità garantisce sicurezza, disponibilità immediata e assenza di rischio di mercato. Per una famiglia che deve affrontare spese impreviste, acquistare una casa o mantenere una riserva per emergenze, avere una quota di denaro facilmente accessibile può essere una scelta razionale.

Il problema nasce quando la liquidità eccedente rimane inutilizzata per anni, soprattutto durante periodi di inflazione elevata.

La Banca d'Italia vede però un cambiamento

Il comportamento degli italiani non è immobile.

Secondo la Banca d'Italia, nel 2025 la ricchezza finanziaria delle famiglie è cresciuta e si è verificata una ricomposizione dei portafogli verso risparmio gestito e titoli di Stato italiani. Nel secondo semestre dell'anno, inoltre, i depositi a vista sono aumentati, mentre gli investimenti si sono orientati soprattutto verso titoli pubblici a medio e lungo termine e strumenti del risparmio gestito.

È un segnale importante: gli italiani non stanno semplicemente accumulando denaro, ma stanno gradualmente cercando alternative alla liquidità pura.

Boom dei BTP tra le famiglie

Il fenomeno è particolarmente evidente nei titoli di Stato.

Uno studio della Banca d'Italia rileva che tra la fine del 2022 e la metà del 2024 la quota di famiglie italiane che possedevano titoli di Stato in portafoglio è salita dal 6% al 15%.

Il successo dei BTP e delle emissioni dedicate ai piccoli risparmiatori dimostra che una parte degli italiani è disposta a spostare il proprio denaro dai depositi verso strumenti finanziari capaci di offrire un rendimento, pur mantenendo una percezione di rischio relativamente contenuta.

La vera questione è il portafoglio

Il punto, quindi, non è sostenere che “i soldi sul conto sono sbagliati”.

Un portafoglio finanziario efficiente dovrebbe invece distinguere tra liquidità necessaria e capitale che può essere investito con un orizzonte temporale più lungo.

Lasciare sul conto il denaro destinato alle spese quotidiane o alle emergenze ha una funzione precisa. Lasciare per decenni tutta la propria ricchezza finanziaria in depositi significa invece esporsi al rischio di perdita del potere d'acquisto.

La ricchezza italiana resta molto concentrata

C'è poi un'altra caratteristica importante del risparmio italiano: la sua distribuzione è fortemente disomogenea.

Le statistiche più recenti della Banca d'Italia mostrano che nel quarto trimestre 2025 il 10% più ricco delle famiglie possedeva il 60,6% della ricchezza netta complessiva, mentre la metà meno abbiente ne deteneva appena il 7,2%.

E anche la composizione cambia radicalmente: per la metà meno abbiente, oltre il 90% delle attività è rappresentato da abitazioni e depositi. Le famiglie più ricche, invece, presentano portafogli molto più diversificati e una quota maggiore di strumenti finanziari diversi dai depositi.

Quanto costa restare fermi?

È questa la domanda più interessante.

Se 1.163 miliardi di euro restano in gran parte liquidi, anche una piccola differenza tra rendimento del capitale e inflazione può produrre, nel lungo periodo, effetti enormi.

Non significa che tutti quei soldi dovrebbero essere investiti in Borsa: rischio, orizzonte temporale e obiettivi finanziari sono diversi per ogni famiglia.

Ma significa che il costo dell'inazione può essere altrettanto reale del rischio di un investimento.

Dai conti correnti alla crescita

E c'è infine una questione macroeconomica.

Una parte del risparmio delle famiglie italiane potrebbe contribuire maggiormente al finanziamento di imprese, infrastrutture e investimenti produttivi se convogliata, attraverso strumenti adeguati e diversificati, verso l'economia reale.

La sfida italiana non è quindi soltanto risparmiare di più.

È soprattutto imparare a trasformare una delle più grandi ricchezze private d'Europa in capitale capace di produrre rendimento, innovazione e crescita, senza sacrificare la sicurezza finanziaria delle famiglie.

Fonte
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