Aumentano i dubbi sull'autonomia della Banca centrale indiana

Aumentano i dubbi sulla credibilità dell'Istituto dopo il repentino cambio di governatore

La Banca centrale è davvero autonoma?
Il premier indiano Narendra Modi

Shaktikanta Das è il nuovo governatore (e lo sarà per tre anni) della Reserve Bank of India. La sua nomina segue la brusca partenza di Urjit Patel, che ha lasciato l’incarico il 10 dicembre sotto le crescenti pressioni del Governo. L’oggetto del contendere è il livello dei tassi di interesse. Che il Governo vorrebbe bassi (per spingere l’economia) e che, all’opposto, la Banca centrale ritiene di dover alzare sulla base di una tendenza globale in tale direzione.

La vicenda ripropone il balletto già visto negli Stati Uniti, dove Donald Trump ha rimproverato Jeremy Powell di non fare abbastanza per l’economia statunitense. Ovvero, di aver rialzato troppo i tassi di interesse. E come nel caso americano ci sono di mezzo le elezioni. Mentre le preoccupazioni di Trump erano legate a quelle di mid-term, la scelta del Governo guidato da Narendra Modi è mossa dal timore di perdere le “politiche” previste per il prossimo anno.

Per convincere gli elettori l’idea del premier non è soltanto quella di tenere a bada il costo del denaro. Modi vorrebbe utilizzare parte delle riserve detenute dalla Banca centrale nel tentativo di stimolare l'economia aumentando la spesa pubblica nella speranza di riuscire a ricevere l'investitura per un secondo mandato.

Ma la contiguità politica tra Modi e Das apre forti dubbi sull’effettiva autonomia della Banca centrale della terza economia asiatica, dopo Cina e Giappone.

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