Verso le prime Olimpiadi "rinnovabili" al 99%

Verso le prime Olimpiadi "rinnovabili" al 99%

Le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Tokyo 2020 saranno alimentate totalmente attraverso energie rinnovabili. Il comitato organizzatore vuole così dare un contributo alla decarbonizzazione.

Una rivoluzione

Si tratta di una novità senza precedenti per i Giochi olimpici. L’energia (rinnovabile) verrà acquistata e in parte prodotta in-house attraverso l’installazione di pannelli solari all'interno del villaggio dove si terranno i Giochi. Gli acquisti di beni saranno sostituiti da servizi di noleggio e leasing. L’obiettivo è che il 99% dei prodotti necessari per lo svolgimento delle gare sia riutilizzato o riciclato.

Meglio di Londra

Lo stesso target del 99% era già stato fissato per le Olimpiadi di Londra del 2012. Per rifiuti come bottiglie di plastica e alimenti, invece, l'obiettivo è più ambizioso: 65% a fronte del 62% posto dalla capitale britannica.

Medaglie riciclate

Il comitato organizzatore sta valutando anche un progetto, che coinvolge direttamente i cittadini, il cui scopo è realizzare le medaglie da assegnare ai vincitori delle gare attraverso i metalli riciclati da telefoni cellulari non più utilizzati.

Solar roads

Ma le idee non finiscono qui. Un’altra scommessa che il Giappone ha deciso di accettare riguarda le strade solari: così Tokyo potrebbe ritrovarsi a guidare su una superficie di pannelli solari e non più di asfalto. Il fine è diventare una città “eco-friendly” in vista dei Giochi, in un paese ancora dipendente dal nucleare e che si è posto l’obiettivo di raggiungere il 30% di energie green entro il 2030. Non sarà, tuttavia, facile visto che nel 2016 tale quota non superava il 12%.

De Coubertin

Probabilmente agli occhi di Pierre de Coubertin, pedagogista e storico francese conosciuto per essere stato il fondatore dei moderni Giochi olimpici, ci sarebbe ora un motivo in più per sostenere il suo noto principio: “L’importante è partecipare”.

Fonte

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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