Imprese e lavoratori vanno aiutati. Ma fare più debito non basterà. E allora?

Fare più debito non basterà. E allora?

Imprese e lavoratori vanno aiutati. Aumentando il debito pubblico, ok. Ma in qualche modo lo Stato dovrà alimentare anche le entrate fiscali. I nodi verranno al pettine tra agosto e settembre quando – al momento di mettere nero su bianco la prossima legge finanziaria - apparirà evidente che aumentare il debito non sarà comunque sufficiente per consentire allo Stato di continuare a funzionare.

Perché il Paese sta al contempo sperimentando, oltre a un’impennata della spesa pubblica, un crollo delle entrate fiscali visto che l’economia è semiferma. Quando c’è una crisi, normalmente, le entrate scendono ma non crollano come sta invece avvenendo ora.

Visto il contesto, potrebbe allora rivelarsi necessario introdurre una patrimoniale. Che piaccia o meno poco importa. Qui non ci si pone il problema se sia giusta o meno, opportuna oppure no. Infatti, se e quando sorgerà il problema non ci sarà tempo per pensare al recupero ad esempio dell’evasione fiscale. Servirà un ‘pronto cassa’ urgente, ma stavolta per lo Stato.

Tuttavia, in un’intervista a La Stampa, il premier Giuseppe Conte esclude che sarà introdotta una nuova tassa patrimoniale. In effetti, sarebbe difficile immaginare un via libera da Italia Viva (e tantomeno dal suo potenziale sostituto tra le fila della maggioranza parlamentare che sostiene il governo, ovvero Forza Italia).

Quindi? Un’alternativa ci sarebbe. Utilizzare il risparmio privato degli italiani e convincerli ad utilizzarlo in parte per acquistare ‘bond sociali’ come prospettato anche dall’ad di Intesa San Paolo, Carlo Messina.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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