100.000 dollari a testa per la Groenlandia: Usa e Ue si sfidano a colpi di offerte

Washington valuta pagamenti diretti ai groenlandesi per staccarli da Copenaghen. Bruxelles prepara contromisure. E Trump rilancia il pressing sull’isola artica

100.000 dollari a testa per la Groenlandia

Gli Stati Uniti stanno valutando pagamenti diretti agli abitanti della Groenlandia per convincerli a separarsi dalla Danimarca e avvicinarsi a Washington. A rivelarlo è Reuters, secondo cui all’interno dell’amministrazione Trump si discute di somme comprese tra 10.000 e 100.000 dollari a persona, anche se importi e modalità non sono ancora definiti.

Il messaggio di Vance all’Europa

A rendere esplicita la posta in gioco è stato il vicepresidente JD Vance, che ha lanciato un avvertimento diretto ai partner europei: “Quello che dico ai leader europei è: prendete Donald Trump sul serio”. Un messaggio che suona come un ultimatum politico, mentre la Groenlandia torna al centro dello scontro strategico tra Stati Uniti ed Europa.

Bruxelles studia le contromosse

Secondo fonti diplomatiche, l’Unione europea sta valutando diverse opzioni per rafforzare il legame con Nuuk: dal sostegno finanziario diretto a nuovi investimenti infrastrutturali, fino a programmi speciali per sviluppo, welfare e occupazione. L’obiettivo è evitare che l’isola artica diventi terreno di conquista economica e geopolitica americana.

Un’isola strategica (già) sotto influenza Usa

La mossa di Trump arriva però in un contesto in cui gli Stati Uniti godono già di un accesso militare straordinario alla Groenlandia. Come ricorda il New York Times, un accordo di difesa firmato nel 1951 tra Washington e Copenaghen concede agli Usa ampia libertà di azione sull’isola: costruzione e gestione di basi, controllo di porti e aeroporti, movimenti di navi e velivoli.

“Carta bianca militare”

“Gli Stati Uniti hanno così tanta libertà d’azione in Groenlandia che possono fare praticamente ciò che vogliono”, spiega Mikkel Runge Olesen, ricercatore del Danish Institute for International Studies. Un margine operativo che, secondo molti analisti, rende ancora più difficile comprendere perché Washington stia spingendo ora per un cambio di status politico dell’isola.

Dalla Guerra Fredda allo spazio

L’accordo del 1951 affonda le radici nella Seconda Guerra Mondiale, quando la Danimarca era occupata dai nazisti e gli Stati Uniti temevano che la Groenlandia potesse diventare una base tedesca per colpire il Nord America. Da allora Washington ha mantenuto una presenza costante, oggi concentrata nella Base Spaziale di Pituffik, fondamentale per il tracciamento dei missili che attraversano il Polo Nord.

Risorse, rotte artiche e Cina

Dietro l’offerta economica agli abitanti dell’isola si nasconde una partita molto più ampia: risorse minerarie, nuove rotte artiche, controllo strategico del Nord Atlantico e contenimento della penetrazione cinese. La Groenlandia, con appena 56 mila abitanti, è diventata uno degli snodi chiave della nuova competizione globale.

Il nodo politico

Copenaghen e Nuuk ribadiscono che la Groenlandia non è in vendita, ma il pressing americano – ora anche economico – apre una fase inedita. Più che una trattativa diplomatica, sembra l’inizio di una gara di influenza a colpi di miliardi, con i cittadini groenlandesi al centro di una contesa tra grandi potenze.

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