Bmw, Daimler e Volkswagen: “Senza Italia e Spagna non possiamo produrre auto”

I due colossi automobilistici mettono in guardia il governo tedesco

Bmw, Daimler e Vw: “Senza Italia e Spagna non possiamo produrre auto”

Il Covid-19 si abbatte sulla globalizzazione. E su quelle catene globali del valore che – agli occhi di molti – sono sembrate a lungo la ‘soluzione’ ai problemi del mondo. Sulla base di una semplice teoria, solo in parte condivisibile, per la quale i paesi si specializzano su qualcosa (un semilavorato ad esempio) e soprattutto la produzione si sposta laddove costa meno. Sì, ma è tutta una teoria.

Poi è arrivata, ben prima del Covid-19, l’evidenza empirica che ha messo in discussione i paradigmi stessi della globalizzazione. Quindi Trump e la guerra commerciale con la Cina. Infine, la mazzata finale: il coronavirus.

L’esempio tra i più emblematici è offerto dalle case automobilistiche tedesche, il cuore pulsante dell’economia europea. I principali produttori stanno spegnendo i motori.

Certamente 4 miliardi di persone in lockdown rendono complicate le vendite, ma si sta ora profilando una nuova situazione, ormai palese in Germania. Il comparto automotive ha chiesto al governo di Angela Merkel di adottare una visione più europea.

Bmw, Daimler e Volkswagen concordano sul fatto che sia necessario un approccio a livello europeo per ripartire. “Non aiuta se un Paese avanza e poi tutto in Italia o in Spagna è ancora fermo”, ha spiegato una fonte Vw a Reuters, aggiungendo che uno scenario del genere comporterebbe gravi lacune nella catena di approvvigionamento. Tradotto, impossibile produrre auto.

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Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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