Caso David Rossi, le ombre della ’Ndrangheta e le minacce alla Commissione parlamentare

Proiettili, intimidazioni e una pista che porta a Mantova: perché qualcuno vuole fermare l’inchiesta sulla morte del manager Mps

Caso David Rossi, le ombre della ’Ndrangheta
David Rossi

A dodici anni dalla morte di David Rossi, capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, il caso torna a scuotere la politica e l’opinione pubblica. Non solo per le molte zone d’ombra che circondano la caduta dalla finestra del suo ufficio, il 6 marzo 2013, ma per un fatto inquietante: chi indaga oggi riceve minacce di morte.

Proiettili e incendi: nel mirino la Commissione parlamentare

A parlare, per la prima volta in esclusiva televisiva, è Catia Silva, segretaria della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Rossi. Il suo racconto è agghiacciante: “Ho ricevuto un proiettile per posta, un tentativo di incendio e una telefonata sul telefono fisso. Una voce che diceva solo una cosa: la Commissione deve smettere di lavorare”.

Un messaggio chiaro: fermatevi

Intimidazioni gravi, ripetute, mirate. Un segnale inequivocabile che qualcuno teme ciò che potrebbe emergere dalle indagini parlamentari. E che è disposto a tutto pur di bloccarle. Ma cosa rende il caso Rossi ancora così pericoloso?

La “pista mantovana” che riapre il caso

Al centro delle nuove rivelazioni c’è la cosiddetta “pista mantovana”, citata da anni e raccontata per primo dal giornalista Nicola Borzi. Una traccia che porta a Viadana, in provincia di Mantova, e a una filiale del Monte dei Paschi di Siena.

Un conto, un prestanome e la ’Ndrangheta

Secondo quanto emerso, in quella filiale sarebbe stato custodito un certificato di deposito riconducibile – tramite prestanome – a Salvatore Grande Aracri, figura di primo piano delle ’ndrine calabresi. Un dettaglio che, se confermato, collegherebbe il caso Rossi a interessi criminali di altissimo livello.

L’ultimo numero sul telefono di Rossi

La pista prende forza anche da un elemento mai chiarito del tutto: l’ultimo numero digitato sul telefono di David Rossi la sera della sua morte. Un dettaglio tecnico che, secondo gli investigatori, potrebbe rappresentare un filo diretto verso quella rete di rapporti economici e finanziari.

Un’inchiesta che fa tremare più di uno

Le rivelazioni raccontate dalla trasmissione di Rai3 FarWest aprono scenari inquietanti: finanza, criminalità organizzata e istituzioni che si sfiorano in un punto ancora oscuro. E spiegano perché, a distanza di anni, qualcuno continui a voler seppellire la verità.

Perché le ’ndrine non vogliono che emerga la verità?

È la domanda che ora pesa come un macigno. Le minacce alla Commissione parlamentare sembrano suggerire che il caso David Rossi non appartiene solo al passato, ma tocca ancora nervi scoperti, interessi attivi e poteri pronti a reagire.

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