Istat: “Ascensore sociale sì, ma verso il basso”

Per l’ultima generazione (1972-1986), la probabilità di accedere a posizioni più vantaggiose rispetto ai propri genitori invece che salire è scesa

Istat: “Ascensore sociale sì, ma verso il basso”

Disuguaglianze “significative” solcano il nostro Paese. E, avverte l'Istat nel Rapporto annuale, il Covid rischia di accentuarle, allargando i divari esistenti, con una ‘scala sociale’ nella quale è più facile scendere che salire.

Il mercato del lavoro si restringe (il 12% delle imprese pensa di tagliare) proprio per le fasce più deboli, giovani e donne.

Dai dati provvisori sulle forze di lavoro emerge inoltre che i lavoratori in Cig ad aprile sono stati quasi 3,5 milioni. E, nello stesso mese, quasi un terzo degli occupati (7,9 milioni) non ha lavorato.

La ‘classe’ di origine influisce meno sulla collocazione sociale che si raggiunge all’età di 30 anni rispetto al passato ma pesa ancora in misura rilevante. Per l'ultima generazione (1972-1986), la probabilità di accedere a posizioni più vantaggiose invece che salire è scesa.

Una mobilità, dunque, verso il basso: il 26,6% dei figli rischia un ‘downgrading' rispetto ai genitori. Una percentuale superiore rispetto alle generazioni precedenti. E anche più alta di quella in salita (24,9%). Fatto mai accaduto prima. 


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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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