Oltre la demagogia. Il Reddito di cittadinanza come non lo avete mai visto

Fact-checking in 11 punti

Oltre la demagogia. Il Reddito di cittadinanza come non lo avete mai visto

In un momento così delicato per la vita economica e sociale del paese, l’Italia avrebbe bisogno di tutto tranne che perdere tempo con una dialettica politica che riporta il paese indietro di qualche decennio. In tal senso è eloquente quanto sta accadendo in questi giorni sul tema del Reddito di cittadinanza (Rdc), che è perfettibile ma eliminarlo sarebbe probabilmente un errore. Andiamo per gradi con un fact-checking in 11 punti.

1 LA DENOMINAZIONE REDDITO DI CITTADINANZA È CORRETTA.

FALSO

L’Rdc ha un problema di definizione (‘quoted business’ più volte è tornato su questo aspetto). Quello introdotto in Italia è più simile a un Reddito minimo di inserimento: viene infatti erogato non a tutti ma sulla base di una serie di requisiti e della disponibilità ad accettare eventuali offerte di lavoro. Al contrario, l’Rdc è uno strumento concesso a tutti i cittadini (poveri e ricchi, quest’ultimi lo restituiscono in buona parte attraverso il sistema fiscale) ed è dunque privo di qualsivoglia condizionalità. Nel prosieguo di questa analisi continueremo comunque a denominare lo strumento così come definito dal governo che lo ha introdotto, ovvero Rdc.

2 L’RDC HA DEI DIFETTI INTRINSECHI.

VERO

Uno dei limiti dell’Rdc in Italia è l’importo, piuttosto generoso se paragonato (a parità di costo della vita) anche con altri grandi paesi europei. Inoltre, il sistema dei navigator è stato fino ad ora fallimentare. Il governo avrebbe fatto bene a investire maggiormente sui Centri per l’impiego, riformandoli e riorganizzandoli strutturalmente.

3 I PERCETTORI DELL’RDC SONO SFATICATI AVVERSI AL LAVORO.

FALSO (IN BUONA PARTE)

La povertà è un fenomeno multidimensionale. Con ciò si vuole intendere che anche qualora un numero maggiore di posti di lavoro fossero disponibili sul mercato non tutti sarebbero in grado di lavorare. Nella definizione di ‘poveri’ rientrano anche soggetti portatori di vari disagi (fisici, psicologici, sociali e familiari) che di fatto rendono difficoltoso, talvolta impossibile, l’ingresso nel mondo del lavoro. C’è poi una barriera riguardo all’età che coinvolge i più giovani e i lavoratori cosiddetti ‘anziani’, il cui grado di occupabilità è mediamente basso.

4 LO SCOPO DELL’RDC È AUMENTARE IL TASSO DI OCCUPAZIONE.

VERO (IN PARTE)

L’obiettivo prioritario di uno strumento di sostegno al reddito di ultima istanza non è far trovare lavoro alle persone, ma si configura in primo luogo come una misura pensata per sollevare le persone dalla povertà estrema. E, in secondo luogo, il provvedimento ha lo scopo di riattivare i percettori sul mercato del lavoro (fermo restando quanto argomentato al punto 3).

5 UNO STRUMENTO CONTRO LA POVERTÀ ESISTE IN QUASI TUTTI I PAESI EUROPEI.

VERO

L’Italia era un’eccezione più unica che rara in Europa. In quasi tutti i paesi comunitari è previsto uno strumento generalizzato contro la povertà. Ad esempio, in Francia è stato introdotto alla fine degli anni ‘80. Da allora nessun presidente della Repubblica, tantomeno alcun governo, ha mai proposto di eliminare la misura. E anche nel paese transalpino sono emersi vari casi di erogazione illegittima della misura.

6 ALCUNI PAESI STANNO SPERIMENTANDO ANCHE FORME PIÙ GENEROSE.

VERO

In alcuni paesi, tra questi anche la Germania, si sta persino sperimentando (occorre dire con risultati non esaltanti secondo i governi proponenti) il ‘vero’ Reddito di cittadinanza. Il fatto interessante non è l’esito di tali sperimentazioni, ma la motivazione che spinge numerosi esecutivi a tentare la via. Ovvero l’idea che in futuro sarà probabilmente necessario riconoscere a tutti (indipendentemente dal lavoro) un reddito (minimo).

7 L’RDC DISINCENTIVA IL LAVORO.

VERO (IN PARTE)

Ammesso si possa sostenere che il Reddito di cittadinanza finora non abbia funzionato, colpevole di aver disincentivato il lavoro, è in particolare perché i livelli salariali sono troppo bassi in Italia. Basti pensare che nel complesso le retribuzioni erogate nel nostro paese su base annua ammontano a circa 500 miliardi di euro, in Germania 1.500. A questo occorre aggiungere che, soprattutto laddove ce ne più bisogno, i lavori offerti sono mediamente pochi e di bassa qualità. Se si vuole dunque far funzionare il Reddito di cittadinanza occorre agire sul mercato del lavoro e sugli investimenti.

8 L’ASSENZA DI UN SALARIO MINIMO LEGALE È UN’ALTRA FACCIA DELLA STESSA MEDAGLIA.

VERO

La situazione descritta al punto 7 è esacerbata dall’assenza di un salario minimo legale, che rappresenta un altro caso per l’Italia più unico che raro nel contesto europeo. È evidente che se i salari fossero più elevati l’ipotizzato disincentivo al lavoro verrebbe meno.

9 L’RDC VA ELEMINATO PERCHE’ TRA I PERCETTORI CI SONO TROPPI FURBETTI.

FALSO

C’è poi il capitolo furbetti. Se tra i beneficiari c’è una quota relativamente significativa di percettori che non ne avrebbero diritto, anche qui, il problema è di un sistema fiscale ancora sbrindellato e un alto livello di evasione fiscale. Il problema non riguarda evidentemente solo l’Rdc, bensì (quasi) tutte le prestazioni erogate dal settore pubblico a favore di cittadini, organizzazioni e imprese.

10 L’RDC RENDE IMPOSSIBILE AUMENTARE IL TASSO DI OCCUPAZIONE FEMMINILE.

FALSO

Se l’obiettivo è aumentare il tasso di occupazione femminile, l’ostacolo non è l’Rdc. Ma la scarsità di investimenti sugli asili nido e la modestia delle politiche di conciliazione attuate in Italia. Sono questi i fattori principali che impediscono a molte donne di lavorare e ad ambire a una carriera professionale.

11 LE IMPRESE (QUELLE SERIE) SONO CONTRARIE ALL’RDC.

FALSO

Per almeno due motivi le imprese non sono contrarie all’Rdc, nonostante alcune posizioni ufficiali espresse dalle principali associazioni datoriali. Le imprese vivono grazie ai consumatori. È dunque preferibile, anche per loro, poter contare su una ‘classe’ consumatrice più ampia possibile. Inoltre, avere una distribuzione del reddito troppo diseguale aumenta le tensioni sociali e l’instabilità politico-istituzionale, vera preoccupazione per il mondo imprenditoriale.

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