
L’economia tedesca sorprende al rialzo. I principali istituti di ricerca economica hanno portato la previsione di crescita del PIL 2026 all’1,3%, dal precedente +0,6%. Per il 2027 è atteso un +1,1%, mentre nel 2028 la crescita dovrebbe rallentare bruscamente allo 0,4%.
La revisione riflette soprattutto una prima metà dell’anno più solida del previsto, sostenuta dalle esportazioni, dalla manifattura e dall’aumento della spesa pubblica. Anche l’OCSE, nel quadro di settembre, rileva una ripresa tedesca migliore delle attese e una maggiore resilienza dell’economia globale, sostenuta anche dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale.
Export e intelligenza artificiale spingono l’industria
Tra i motori della ripresa ci sono la domanda estera e il comparto industriale. La diffusione dell’intelligenza artificiale sta inoltre alimentando investimenti globali in data center, tecnologie e infrastrutture, creando nuova domanda anche per le imprese tedesche.
Secondo gli istituti, però, consumi privati e investimenti delle imprese rimangono deboli: la ripresa poggia quindi ancora su una base relativamente stretta.
Energia e Medio Oriente restano il grande rischio
Il principale elemento di incertezza continua a essere il costo dell’energia. Lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente ha già frenato consumi e investimenti e mantiene elevata la pressione sui prezzi.
L’OCSE segnala che l’evoluzione del conflitto e delle forniture energetiche dal Golfo rappresenta uno dei principali rischi per l’economia globale. Anche in Germania, quindi, una nuova impennata dei prezzi di petrolio e gas potrebbe indebolire la ripresa.
Il paradosso: più spesa pubblica, più debito
A sostenere l’economia è anche la forte espansione della spesa pubblica per infrastrutture e difesa. Nel breve periodo, questo investimento sostiene attività produttiva e occupazione.
Ma il conto è destinato a crescere: secondo la previsione congiunta, il deficit pubblico dovrebbe passare dal 4,1% del PIL nel 2026 al 4,7% nel 2028, mentre aumenterà anche il peso degli interessi sul debito.
Il problema strutturale è il lavoro
Dietro i dati positivi resta una questione decisiva: la Germania sta perdendo forza lavoro per effetto dell'invecchiamento della popolazione.
La ripresa occupazionale, infatti, arriverà con ritardo. Gli istituti prevedono una diminuzione dell'occupazione media nel 2026 e un'ulteriore lieve contrazione nel 2027, prima di una possibile ripresa nel 2028. Il tasso di disoccupazione è stimato al 6,4% nel 2026, al 6,2% nel 2027 e al 5,8% nel 2028.
Il nodo della competitività industriale
Automotive, meccanica e metallurgia continuano a subire pressioni, mentre molte imprese lamentano costi elevati, burocrazia e incertezza normativa.
Il tema non riguarda soltanto la Germania: la sfida è trasformare la capacità tecnologica e industriale in investimenti e valore economico prodotto sul territorio, evitando che startup, brevetti e innovazioni sviluppate in Europa finiscano per essere commercializzati altrove.
Una ripresa, ma non un nuovo boom
Il messaggio dei cinque istituti tedeschi è quindi prudente: la fase di debolezza sembra essersi interrotta, ma non è ancora iniziato un nuovo boom economico.
La crescita dell'1,3% nel 2026 rappresenta un netto miglioramento rispetto alle previsioni di primavera, ma il rallentamento allo 0,4% previsto per il 2028 mostra quanto restino profonde le difficoltà strutturali.
La vera partita per Berlino sarà trasformare la spinta temporanea di export, spesa pubblica e IA in una crescita più stabile, affrontando contemporaneamente energia, demografia, produttività, investimenti privati e sostenibilità dei conti pubblici.








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