La prima economia dell’Unione europea “rischia una grave recessione"

La prima economia dell’Ue “rischia una grave recessione"

La Germania rischia una "grave recessione". A sostenerlo sono i principali istituti economici tedeschi.

Se gli attriti commerciali con gli Stati Uniti dovessero subire un’escalation e se Donald Trump decidesse di imporre davvero le minacciate tariffe sulle auto prodotte nell’Ue e importante negli Usa, le conseguenze sull’economia tedesca ed europea sarebbero pesanti, vista la dimensione del settore automobilistico che occupa 800 mila persone solo in Germania. E se si considera che nella prima economia dell'Ue un occupato su tre “dipende” dalle esportazioni, il paese sarebbe particolarmente vulnerabile qualora fosse colpito da dazi statunitensi. 

Le tensioni sono salite il mese scorso dopo che il presidente Usa ha respinto un'offerta avanzata da Bruxelles per eliminare del tutto le tariffe sulle auto. A preoccupare non sono soltanto le scelte della Casa Bianca. La crisi valutaria in Turchia e Argentina, oltre alla Brexit, costituiscono ulteriori seri elementi di rischio.

Ma è l'evoluzione della situazione interna al paese a preoccupare di più. L'elemento di punta dell'industria tedesca, il comparto auto, anche a causa dello scandalo diesel-gate cominciato nel 2015, mostra segni di difficoltà e le prime due banche tedesche - Deutsche Bank e Commerzbank - sono in crisi. Per questi motivi le previsioni sull’andamento del Pil nel 2018 sono state tagliate drasticamente: dal 2,2% all'1,7%.

Nello shock per una revisione al ribasso di mezzo punto percentuale emerge un paradosso: la domanda proveniente dall'estero si è indebolita (contribuendo a far scendere la stima sulla crescita), ma le imprese evidenziano sempre di più la carenza di forza lavoro.

Sullo sfondo la necessità di colmare il gap, come qualcuno propone, integrando quote maggiori di immigrati qualificati. Questo è, tuttavia, un tema scottante anche in Germania, dove la decadente Angela Merkel ha perso parte dei consensi propria a causa di una politica ritenuta “troppo generosa” sull'immigrazione.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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