Allarme Bundesbank: tagliate le stime sul Pil tedesco del prossimo biennio

Bundesbank lancia l'allarme: tagliate le stime sul Pil
Jens Weidmann, presidente della Bundesbank

La Bundesbank ha rivisto al ribasso le stime di crescita della Germania per l'anno in corso e il prossimo. Secondo la Banca centrale l'economia tedesca crescerà solo dell'1,5% nel 2018, in forte frenata rispetto al +2% previsto sei mesi fa. Per il 2019 e il 2020, l'istituto guidato da Jens Weidmann stima un incremento dell'1,6% contro il +1,9% pronosticato a giugno. Sono, invece, più catastrofiche le previsioni dell’importante istituto di ricerca Ifo: 1,1% nel 2019.

Dazi, debolezza del settore auto, incertezze intorno alla Brexit e situazione italiana: sono questi i principali fattori che rischiano di frenare la crescita della prima economia europea.

E proprio la guerra commerciale in corso con gli Stati Uniti provocherà una riduzione dell’avanzo delle partite correnti tedesche, un aggregato pesantemente criticato da numerosi partner europei nel recente passato. Secondo le stime dell’Ifo il saldo dovrebbe scendere dal 7,4% del Pil rilevato nel 2018 al 6,8% nel 2020.

Si tratta di un rallentamento e non di una recessione – specifica in una nota la Bundesbank – ma è in ogni caso un trend in frenata che potrebbe avere impatti sulle altre economie dell'Eurozona. Tra le altre, Berlino è il primo paese destinatario delle esportazioni italiane con una quota del 12,8%. Se la Germania rallenta l'Italia si ferma.

Tuttavia, secondo gli analisti, l'economia tedesca potrebbe recuperare gran parte del terreno perduto nel secondo trimestre del prossimo anno. Se, invece, gli Usa dovessero imporre dazi del 25% sulle importazioni dall’Ue, la recessione per Berlino diventerebbe uno scenario molto probabile.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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