L’Fmi “avvisa” la Germania

Sebbene resti saldamente la prima economia europea, la crescita della Germania nel medio-lungo periodo potrebbe essere a rischio

L’Fmi “avvisa” Berlino

Come è noto, la Germania è la prima economia europea. Tuttavia è vero che ha rallentato la sua crescita, sebbene la disoccupazione sia al minimo storico e altri indicatori sottolineino quanto sia ancora robusta l’economia tedesca. Ma, se si osserva la tendenza macroeconomica nel medio-lungo periodo, qualcosa nei prossimi anni potrebbe cambiare.

La popolazione tedesca sta invecchiando e il vantaggio tecnologico acquisito negli anni passati viene ora messo in discussione. Di fatto, la Germania non ha alcun “campione digitale” in casa e continua a basare la propria economia sull’industria. Al contempo, i salari di medio-basso livello sono rimasti stagnanti.

La valutazione è dell’Fmi, che evidenzia come la riduzione dell’imposizione fiscale alle fasce meno abbienti consentirebbe di riequilibrare lo squilibrio esterno. In pratica i tedeschi, spendendo di più, farebbero aumentare anche le importazioni.

Secondo il Fondo, Berlino dovrebbe utilizzare parte del suo abnorme avanzo commerciale per rafforzare l'economia promuovendo l'innovazione, aumentando l'offerta di manodopera per contrastare l'invecchiamento demografico e realizzando investimenti infrastrutturali.

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Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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