Dopo quella da 750 miliardi, la Germania pronta a un’altra manovra da 75-80 mld

Tra le varie misure, il ministro Scholz intende prorogare il programma che permette il cosiddetto Kurzarbeit, uno schema in cui si riduce l’orario di lavoro per non licenziare a fronte di un calo di lavoro e fatturato

Dopo quella da 750 mld, Berlino prepara un’altra manovra da 75-80 mld

La Germania si appresta a mettere a punto un nuovo pacchetto di stimoli per l’economia che dovrebbe valere tra 75 e 80 miliardi di euro. Berlino ha già varato a marzo un primo intervento da 750 mld, derogando alla regola del pareggio di bilancio.

Tra le proposte sul tavolo degli esponenti della Grande Coalizione ci sono liquidità per le famiglie al fine di spingere i consumi, fondi per i comuni che hanno visto un calo delle entrate, aiuti fiscali alle imprese. Una parte della maggioranza, inoltre, vorrebbe introdurre incentivi per l’acquisto di autovetture.

La più colpita dalle conseguenze della crisi sanitaria è infatti l’industria dell’automotive, già provata da anni difficili legati allo scandalo delle emissioni truccate e ai divieti di circolazione nei centri storici per le auto diesel. Il ministro Altmaier propone nuovi sussidi per l’acquisto di auto, sia elettriche che a combustione ma a basse emissioni.

Le proposte sul tavolo non convincono però la Spd, il cui leader Norbert Walter-Borjans è contrario a nuovi programmi di rottamazione per favorire l’acquisto di veicoli a combustione.

Secondo indiscrezioni della stampa tedesca, inoltre il ministro Scholz intende prorogare il programma che permette il cosiddetto Kurzarbeit, uno schema in cui si riduce l’orario di lavoro per non licenziare a fronte di un calo di lavoro e fatturato.

L’istituto Ifo ha reso noto che a maggio in Germania i lavoratori che aderiscono al programma sono saliti a 7,3 milioni a fronte dell’1,5 del maggio 2009, l’anno peggiore della crisi finanziaria.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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