L'economia si sta riprendendo e l'Ocse promuove Tsipras

L’organizzazione di Parigi riconosce i notevoli sforzi compiuti negli ultimi due anni, anche se la strada da fare è ancora molto lunga. Intanto il paese si prepara all’uscita dal piano di salvataggio fissata ad agosto

L'economia si sta riprendendo e l'Ocse promuove Tsipras
Il premier greco Alexis Tsipras

La ripresa della Grecia dalla profonda depressione economica sta finalmente prendendo piede. Lo certifica l'Ocse.

Pil e lavoro

La crescita, trainata dalle esportazioni, prosegue. Le riforme del mercato del lavoro hanno migliorato la competitività e stanno contribuendo a creare posti di lavoro attesi. Si prevede che la crescita del Pil si rafforzi, rimanendo al di sopra del 2% nel 2018 e nel 2019.

Tsipras promosso da Gurria

Il governo Tsipras ottiene la promozione direttamente dal segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría, che riconosce il notevole sforzo compiuto dal paese negli ultimi due anni. La credibilità delle finanze pubbliche si è notevolmente rafforzata, dopo un consolidamento fiscale senza precedenti.

Ma non tutto è risolto

Nonostante questi sviluppi positivi, la disoccupazione, la povertà e la disuguaglianza restano elevati, i salari bassi, gli investimenti depressi e la produttività in diminuzione.

Si avvicina l’uscita dal piano di aiuti

È, inoltre, essenziale ridurre le vulnerabilità. Alti livelli di debito pubblico e dei crediti inesigibili nella pancia del sistema bancario rendono le prospettive economiche della Grecia ancora incerte. Per questo il paese attende con ansia l’uscita dal programma di aiuti nel mese di agosto diviso dal desiderio di una nuova – riguadagnata - libertà e la paura di aver bisogno di un altro salvataggio.

La voce di quoted

Ecco sul fronte lavoro l’Ocse, che ha sempre avuto un’impostazione neoclassica, questa volta sorprende quando raccomanda non un’ulteriore flessibilizzazione del mercato del lavoro, ma suggerisce l’introduzione della contrattazione collettiva settoriale.
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Ecco sul fronte lavoro l’Ocse, che ha sempre avuto un’impostazione neoclassica, questa volta sorprende quando raccomanda non un’ulteriore flessibilizzazione del mercato del lavoro, ma suggerisce l’introduzione della contrattazione collettiva settoriale.
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