
L’Italia si conferma tra i Paesi europei con le accise più elevate sui carburanti, una componente chiave del prezzo finale alla pompa.
A inizio 2026, le tasse sulla benzina vedevano in testa i Paesi Bassi (0,84 €/litro), seguiti da Francia (0,69 €) e Italia (0,67 €), evidenziando una pressione fiscale tra le più alte del continente.
Diesel: allineamento e nuove dinamiche
Da gennaio 2026, il governo italiano ha modificato la struttura delle accise, aumentando quelle sul gasolio e riducendo quelle sulla benzina, con l’obiettivo di uniformarle.
Il risultato: Italia e Francia guidano ora la classifica europea anche per il diesel (0,67 €/litro), seguite dall’Irlanda (0,62 €).
Una scelta che si inserisce anche nelle politiche di transizione energetica, scoraggiando i carburanti più inquinanti.
Tagli temporanei contro il caro energia
Di fronte all’impennata dei prezzi legata alla crisi in Medio Oriente, il governo ha introdotto un taglio temporaneo delle accise.
Dal 19 marzo al 1° maggio, benzina e diesel sono scesi a circa 0,47 €/litro, riportando l’Italia nella fascia media europea, pur restando lontana dai Paesi con tassazione più bassa.
Il peso sul bilancio dello Stato
Le accise rappresentano una voce cruciale per le finanze pubbliche: nel 2025 hanno garantito oltre 26 miliardi di euro di gettito, pari a circa il 4% delle entrate tributarie.
Proprio per questo motivo, una riduzione strutturale appare difficile: il loro taglio permanente avrebbe un impatto significativo sui conti pubblici.
Quanto costano gli sconti fiscali
Le riduzioni temporanee hanno però un prezzo elevato: il primo taglio è costato circa 420 milioni di euro in poche settimane.
Con la proroga, il costo complessivo potrebbe avvicinarsi a 1 miliardo di euro, sollevando interrogativi sulla sostenibilità di queste misure nel lungo periodo.
Misure efficaci o solo tampone?
I tagli alle accise sono una risposta rapida alle crisi energetiche, ma presentano limiti evidenti.
In un mercato volatile, l’aumento del prezzo del petrolio può annullare rapidamente i benefici per i consumatori. Inoltre, parte del vantaggio fiscale rischia di disperdersi lungo la filiera.
Il nodo dell’equità
C’è poi un tema di giustizia sociale: la riduzione delle accise è uguale per tutti, ma favorisce maggiormente chi consuma più carburante, come chi utilizza auto di grossa cilindrata.
Una misura costosa, quindi, ma non sempre equa né mirata.
Tra transizione green e pressione fiscale
Le accise restano uno strumento centrale anche per le politiche ambientali: tassare i combustibili fossili è uno dei modi per incentivare la transizione ecologica.
Ma il bilanciamento tra sostenibilità, equità e esigenze di bilancio resta una delle sfide più complesse per i governi europei.


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