
L’Italia si conferma tra le nazioni più longeve: la speranza di vita alla nascita raggiunge gli 83,4 anni. Un dato che colloca il Paese ai vertici globali, grazie ai progressi della medicina, della prevenzione e delle condizioni di vita.
Negli ultimi decenni il miglioramento è stato significativo: dal 1990 a oggi, la vita media è aumentata di circa 8 anni per gli uomini e 6,5 anni per le donne.
Il divario territoriale: Nord e Sud distanti
Dietro la media nazionale si nascondono però forti differenze regionali. Si va da meno di 82 anni in alcune aree del Sud, come la Campania, a oltre 86 anni in regioni come le Marche.
Un gap che riflette differenze nell’accesso alle cure, nella qualità dei servizi sanitari e nelle condizioni socio-economiche.
Non solo vivere di più: il nodo della qualità della vita
Se da un lato si vive più a lungo, dall’altro cresce il numero di persone che convivono con malattie croniche. In Italia sono circa 13 milioni coloro che soffrono di multimorbilità, ovvero la presenza simultanea di due o più patologie.
Un fenomeno che rappresenta una delle principali sfide per il sistema sanitario nei prossimi anni.
Tumori e malattie cardiovascolari in aumento
Le principali cause di morte sono cambiate radicalmente nel tempo. Oggi tumori e malattie cardiovascolari rappresentano oltre la metà dei decessi, con percentuali rispettivamente intorno al 26% e al 30%.
Un’evoluzione legata all’invecchiamento della popolazione ma anche a fattori come stili di vita, alimentazione e sedentarietà.
Dalla mortalità infantile ai vaccini: perché viviamo più a lungo
Il balzo in avanti della longevità è il risultato di trasformazioni profonde. La mortalità infantile, un tempo elevatissima, è oggi tra le più basse al mondo (2,7 decessi ogni mille nati vivi).
A fare la differenza sono stati i vaccini, gli antibiotici, il miglioramento dell’igiene e la nascita del Servizio sanitario nazionale universalistico.
Più diagnosi, più malattie (apparenti)
L’aumento di patologie come diabete e ipertensione è legato anche a diagnosi più precoci e diffuse.
In altre parole, si vive più a lungo ma si convive più a lungo con la malattia, grazie anche ai progressi della medicina che permettono di gestire condizioni un tempo letali.









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