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La crisi demografica italiana accelera ancora. Secondo gli ultimi dati Istat e dell’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica, nel 2025 le nascite sono scese a 355mila, in calo del 3,9% rispetto all’anno precedente. È il diciottesimo anno consecutivo di diminuzione e il numero più basso mai registrato nella storia del Paese.
Dal 2008 a oggi l’Italia ha perso oltre 220mila nascite annue, con una riduzione complessiva vicina al 40%. Un trend che non appare più episodico, ma strutturale.
Fecondità ai minimi: 1,14 figli per donna
A crollare non è solo il numero di donne in età fertile, ma anche la propensione ad avere figli. Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, ben lontano dalla soglia di sostituzione generazionale di 2,1.
L’età media al primo figlio continua inoltre a salire e supera ormai i 32 anni, tra le più alte d’Europa. Sempre più coppie rinviano la genitorialità per motivi economici, lavorativi e abitativi, e molte nascite posticipate finiscono poi per non essere recuperate.
Salari bassi, precarietà e caro vita frenano le famiglie
Dietro il calo delle nascite c’è soprattutto un problema economico. Inflazione elevata, mutui più costosi, lavoro precario e stipendi stagnanti stanno aumentando l’incertezza sul futuro.
Secondo diversi studi europei, la natalità diminuisce proprio nei Paesi dove cresce l’instabilità occupazionale giovanile e dove è più difficile conciliare lavoro e famiglia. In Italia il problema è aggravato dalla scarsa diffusione di asili nido, dal costo crescente della casa e da un welfare familiare ancora debole rispetto ad altri Paesi UE.
L’Europa rallenta, ma l’Italia corre verso l’inverno demografico
Il fenomeno riguarda gran parte dell’Europa, ma in Italia assume dimensioni più profonde. Solo tra il 2008 e il 2024 le nascite sono diminuite del 36%, mentre Paesi come Germania e Francia hanno contenuto maggiormente il calo grazie a politiche familiari più solide.
Anche il contributo dell’immigrazione, che negli anni Duemila aveva attenuato il declino, si sta riducendo: le famiglie straniere tendono infatti ad allinearsi progressivamente ai bassi livelli di fecondità italiani.
Non solo demografia: il rischio è economico
Il crollo delle nascite non è più soltanto una questione sociale. Sempre più economisti avvertono che il declino demografico rischia di diventare uno dei principali problemi economici del Paese.
Meno giovani significa meno lavoratori, meno consumi, più pressione sul sistema pensionistico e sanitario e una crescita economica potenzialmente più debole nei prossimi decenni. Secondo Eurostat, entro il 2050 l’Italia potrebbe essere uno dei Paesi più anziani al mondo.
La sfida del futuro
Bonus e incentivi una tantum finora non sono bastati a invertire la rotta. Gli esperti sottolineano che servirebbero politiche strutturali: salari più alti, occupazione stabile, sostegno concreto alle famiglie, servizi per l’infanzia e maggiore conciliazione tra lavoro e vita privata.
Perché oggi, più che la mancanza di desiderio di avere figli, sembra crescere la paura di non riuscire a mantenerli.


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