Da Notre-Dame all’Italia: l’arte da assicurare

Da Notre-Dame all’Italia: l’arte da assicurare

All’indomani del rogo che ha colpito la più importante chiesa della capitale francese, qualcuno si è chiesto chi pagherà per la ricostruzione. Notre-Dame de Paris è di proprietà pubblica. Dunque, la risposta è lo Stato francese. Ma alle risorse pubbliche si aggiungeranno quelle dei privati, poiché facoltosi francesi hanno iniziato una gara di solidarietà annunciando donazioni cospicue.

In mancanza di un obbligo, lo Stato non ha ritenuto opportuno stipulare un contratto assicurativo che permettesse la copertura dei danni derivanti da incendio o da altre calamità. Dopotutto non è una novità per il paese transalpino: 83 delle 93 cattedrali presenti sul territorio francese (quelle di proprietà dello stato) non hanno sottoscritto alcuna polizza. Ciò significa che il compito di organizzare la fase di ricostruzione rimane affidato totalmente al sistema pubblico.

Per una volta, rispetto allo scenario francese, l’Italia rappresenta un caso virtuoso. Il 62% delle cattedrali italiane è coperto da assicurazioni per i danni derivanti da eventi catastrofali. L’Italia si pone pertanto come apripista rispetto alla diffusione di strumenti assicurativo-finanziari di carattere privato. Sono strumenti utili sia per avere le risorse da destinare alla ricostruzione, ma anche per sviluppare adeguate politiche di prevenzione. A Parigi staranno fischiando le orecchie a qualcuno.

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