Yuan forte, euro sotto pressione: perché la strategia di Xi può colpire l’economia europea

Il presidente cinese rilancia l’ambizione globale della valuta di Pechino. Ma un cambio pilotato e un surplus record rischiano di accentuare gli squilibri con l’Europa, soprattutto su industria, lusso e automotive

Yuan forte, euro sotto pressione

Il 31 gennaio il presidente cinese Xi Jinping ha rilanciato l’ambizione di uno yuan forte e globale, capace di competere nel sistema monetario internazionale con dollaro ed euro. In un editoriale pubblicato sulla rivista ideologica Qiushi, Xi ha sostenuto la necessità di una “valuta potente”, diffusa nei mercati finanziari e nel commercio globale, con un ruolo da valuta di riserva.

Per Pechino, questo obiettivo richiede una banca centrale forte, istituzioni finanziarie capaci di attrarre capitali e un’influenza crescente sulla formazione dei prezzi globali. Un messaggio politico ed economico chiaro: la Cina vuole ridisegnare gli equilibri monetari globali.

Il cambio debole come arma competitiva

Dietro la retorica della valuta forte, però, si nasconde una strategia opposta: mantenere lo yuan relativamente debole per sostenere le esportazioni. Secondo numerosi economisti, la valuta cinese è sottovalutata rispetto ai fondamentali: per la parità di potere d’acquisto, un dollaro dovrebbe valere circa 4-5 yuan, contro i circa 7 attuali. Una valuta più forte renderebbe la Cina la prima economia mondiale in termini reali, ma ridurrebbe il vantaggio competitivo delle sue esportazioni. Per questo Pechino continua a intervenire sul mercato dei cambi, un’anomalia rispetto alle valute occidentali, che fluttuano liberamente.

L’euro è il vero perdente

Il problema per l’Europa è ancora più evidente. Dal 2022 lo yuan si è svalutato di oltre il 20% contro l’euro, rendendo i prodotti europei più costosi in Cina e quelli cinesi più competitivi in Europa. Il risultato è un crescente squilibrio commerciale: le esportazioni UE verso la Cina hanno rallentato, mentre quelle cinesi verso l’Europa sono aumentate rapidamente, colpendo settori chiave come automotive, lusso, chimica e beni di consumo. Il surplus commerciale cinese ha raggiunto livelli record (oltre 1.000 miliardi di dollari nel 2025), alimentando tensioni politiche e richieste di protezionismo in Occidente.

Valuta controllata, ambizione globale

A differenza del dollaro e dell’euro, lo yuan non è una valuta pienamente convertibile. Ogni giorno la banca centrale cinese fissa il tasso di riferimento e controlla i flussi di capitale. Questa gestione statale rende difficile per lo yuan diventare una vera valuta di riserva globale: oggi rappresenta circa il 2% delle riserve mondiali, contro il 57% del dollaro e il 20% dell’euro. Tuttavia, la sua crescente diffusione negli scambi commerciali e nei pagamenti internazionali segnala una strategia di lungo periodo per ridurre la dipendenza dal dollaro.

La minaccia strategica per l’Europa

Per l’Unione europea, la questione non è solo monetaria ma geopolitica: uno yuan debole alimenta il dumping industriale; uno yuan forte potrebbe ridisegnare i flussi finanziari globali; una Cina dominante nei pagamenti internazionali ridurrebbe il peso dell’euro nel mondo. L’Europa rischia così di trovarsi schiacciata tra la supremazia del dollaro e l’ascesa della valuta cinese, con un impatto diretto su competitività industriale, occupazione e crescita.

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