
Il 26 dicembre 2025 il Franco CFA compie ottant’anni. Venne istituito nel 1945 da Charles De Gaulle come “Franco delle Colonie Francesi d’Africa”, all’interno della riorganizzazione monetaria del dopoguerra. Oggi sopravvive sotto due sigle – Comunità Finanziaria Africana e Cooperazione Finanziaria in Africa Centrale – ed è la valuta ufficiale di 14 Paesi dell’Africa occidentale e centrale.
Il meccanismo: stabilità in cambio di sovranità
Il cuore del sistema è semplice quanto controverso: i Paesi che adottano il Franco CFA devono depositare circa il 50% delle loro riserve valutarie presso il Tesoro francese. In cambio, Parigi garantisce un cambio fisso con l’euro, offrendo stabilità monetaria e protezione dall’inflazione. Il rovescio della medaglia è pesante: questi Stati non controllano pienamente la propria politica monetaria e non possono svalutare la valuta per rendere più competitive le esportazioni.
Una sicurezza che frena lo sviluppo
Il Franco CFA è spesso descritto come una moneta “forte” per economie strutturalmente fragili. Ma proprio questa rigidità viene accusata di soffocare la crescita industriale, limitare l’autonomia economica e favorire una dipendenza cronica dall’esterno. Una sicurezza che rassicura, ma non emancipa.
Una nuova generazione rompe il silenzio
Oggi il sistema è messo in discussione come mai prima. I giovani africani – soprattutto la Gen Z – vedono nel Franco CFA uno degli ultimi simboli concreti dell’eredità coloniale. Dalle proteste in Senegal e Burkina Faso fino al Kenya e al Madagascar, il tema è diventato trasversale e identitario.
Le rivolte e i leader che hanno pagato il prezzo
La storia del Franco CFA è anche una storia di tentativi di rottura repressi duramente. Modibo Keïta in Mali, Sékou Touré in Guinea, Thomas Sankara in Burkina Faso: leader che hanno provato a svincolarsi dal sistema monetario francese e che, in modi diversi, ne hanno pagato le conseguenze politiche o personali.
Numeri che pesano sul futuro
I 14 Paesi dell’area CFA contano oggi oltre 180 milioni di abitanti, destinati a raddoppiare entro il 2050. L’età mediana è di appena 19 anni. Una popolazione giovane, istruita e connessa, sempre meno disposta ad accettare l’idea che la “stabilità” giustifichi la rinuncia alla sovranità economica.
Il paragone che circola sui social africani
Molti giovani sintetizzano il sistema così: “È come andare in bicicletta con le rotelle anche a 16 anni. Ti senti al sicuro, ma non impari mai davvero a stare in equilibrio”. Una metafora diventata virale, che racconta meglio di qualsiasi trattato economico il sentimento diffuso.
Il bivio: riforma o rottura
Il futuro del Franco CFA sembra destinato a passare da un compromesso: più flessibilità, maggiore autonomia, integrazione regionale africana. Ma senza un cambiamento reale del rapporto di potere, la moneta rischia di restare ciò che molti ormai denunciano apertamente: uno strumento di controllo mascherato da cooperazione.
Una moneta che continua a decidere destini
Ottant’anni dopo la sua nascita in un ufficio parigino, il Franco CFA continua a plasmare il destino economico di milioni di africani. Non più in silenzio, però: oggi è al centro di un dibattito politico, generazionale e globale che difficilmente potrà essere ignorato ancora a lungo.






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