Macron sotto attacco in Africa: monta la protesta contro il franco CFA

Alcuni dei 14 paesi dell'Africa Occidentale e Centrale che adottano il franco cfa accusano: è un sistema che frena lo sviluppo. Pochi mesi fa, anche Roma prese una posizione simile

Macron sotto attacco: monta la protesta contro il franco CFA

Di Maio e i 5 Stelle da lui guidati hanno appena incassato una sonora batosta alle elezioni europee. Se il capo politico del movimento volesse consolarsi, potrebbe prendere un volo per Dakar, capitale del Senegal, così come per altre 13 capitali dell'Africa centro-occidentale. Sono gli stati che adottano il CFA, il franco delle ex colonie francesi. Da quelle parti il vicepremier italiano, soprattutto tra i giovani, è una sorta di star, da quando nel gennaio di quest'anno accusò la Francia di Macron di sfruttare finanziariamente, attraverso quella valuta, una grande porzione di quel Continente.

Tra i 155 milioni di africani che usano quotidianamente il franco cfa si sta sollevando la protesta. Per ora silenziosa e affidata a isolati gesti simbolici, come quello di un attivista che ha bruciato una banconota, proprio davanti alla sede della Banca Centrale dell'Africa occidentale a Dakar o quello di un gruppo musicale che alla rivolta contro la valuta simbolo d'oppressione ha dedicato una canzone. La si accusa di depredare le deboli economie nazionali visto che gli stati dove è operativa devono versare alla Banca di Francia la metà delle proprie riserve in valute estere, ora pari a 10 miliardi di euro.

In cambio Parigi garantisce la piena reversibilità del franco cfa con l'euro. Il che determina alcuni vantaggi, il più importante dei quali – secondo i tanti difensori africani del sistema monetario attuale – è una innegabile stabilità finanziaria di tutta l'”area cfa”. In più, fa sapere il ministero delle finanze francese, “noi chiediamo sì una parte delle riserve africane, ma riconosciamo a quei paesi lo 0,7%, un tasso elevato”. Lo stato capofila tra i paladini del cfa è la Costa d'Avorio e il suo presidente Ouattara. Alla testa dei paesi detrattori, invece, c'è la Guinea e il suo presidente, Condé secondo cui gli stati cfa non possono utilizzare la fondamentale leva del cambio e, inoltre, a causa dell'aggancio a una moneta forte come l'euro, subiscono l'aumento dell'import da paesi a valuta debole, la Cina in primis.

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