
Friedrich Merz ha scelto la Conferenza sulla sicurezza di Monaco per lanciare un messaggio senza precedenti nei rapporti tra Europa e Stati Uniti. A un anno dal discusso discorso del vicepresidente americano JD Vance, il cancelliere tedesco ha ammesso apertamente: “Tra di noi si è aperta una frattura”. Non una divergenza tattica, ma una distanza ideologica e strategica profonda: la guerra culturale del movimento MAGA (Make America Great Again) non è quella europea. Una differenza che si riflette su commercio, clima, diritti civili, governance globale e ruolo dello Stato nell’economia.
L’ordine globale del dopoguerra è finito
Merz ha certificato la fine del sistema internazionale nato nel 1945, sottolineando che l’Europa deve trasformarsi in un vero global player sovrano. Obiettivo: rafforzare libertà, sicurezza e competitività, anche attraverso una strategia comune sulla deterrenza nucleare integrata nella NATO, tema che fino a pochi anni fa era tabù nel dibattito europeo.
Verso una deterrenza nucleare europea? Colloqui con Nord Europa e Regno Unito
Secondo fonti diplomatiche (riportate da la Repubblica), sono già in corso contatti tra l’Eliseo e i Paesi nordici per una architettura nucleare europea condivisa. L’ipotesi sul tavolo prevede il dispiegamento di jet Rafale con capacità nucleare in Germania, Polonia, Svezia, Danimarca e nei Paesi baltici, con un dialogo parallelo con il Regno Unito per una coordinazione strategica post-Brexit. Una mossa che segnerebbe una svolta epocale nella politica di difesa europea.
La Conferenza di Monaco come spartiacque geopolitico
La Conferenza si conferma il termometro del nuovo ordine multipolare: Europa spinta verso autonomia strategica; Stati Uniti in fase di ricalibratura globale; Cina e Russia come poli di potere alternativi. La frattura non è solo politica: riguarda dazi, catene del valore, transizione energetica, industria della difesa, politiche monetarie e ruolo internazionale dell’euro.
NATO 3.0 e l’allarme Usa: “L’Articolo 5 non è garantito”
A scuotere ulteriormente gli alleati è stato il sottosegretario alla Difesa Usa Elbridge Colby, che ha avvertito: “L’Europa deve fare scelte dure ed essere pronta a combattere”. Un messaggio interpretato da molti come il segnale di una NATO 3.0, meno automatica e più condizionata al contributo europeo, con il principio di difesa collettiva (Articolo 5) non più considerato politicamente scontato.





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