Crolla il pil tedesco. La stima del governo per il 2019 passa dall’1,8 all’1%

Lo riferisce Handelsblatt, citando fonti vicine al governo. Le ragioni del ridimensionamento sono legate alle incertezze della Brexit e alle tensioni commerciali globali. Si complica lo scenario anche per l'Italia

Crolla il pil. La stima del governo per il 2019 passa dall’1,8 all'1%
Angela Merkel

È ufficiale. La prima economia europea ha bruscamente rallentato. Le incertezze legate alla Brexit e le tensioni commerciali globali cominciano a pesare su un'economia basata sulle esportazioni.

Nei giorni scorsi la notizia era stata comunicata dal Fondo Monetario Internazionale. Secondo l’Organizzazione con sede a Washington, la stima sulla crescita tedesca scende dall’1,9% di ottobre all’1,3% attuale.

Ma il malato sembra ora essersi aggravato e non ha più un brutto raffreddore. La testata economico-finanziaria tedesca Handelsblatt ha rivelato di aver avuto accesso al Rapporto annuale del ministero dell’Economia che sarà presentato nei prossimi giorni a Berlino (poi reso ufficiale il 30 gennaio dal ministro dell'Economia tedesco, ndr). La previsione governativa sul Pil del 2019 crolla: passa dall’1,8% all’1%.

E il 25 gennaio, il rispettato istituto economico Ifo ha diffuso i dati sull’indice di fiducia delle imprese, sceso a gennaio per il quinto mese consecutivo raggiungendo, così, il livello più basso da febbraio 2016.

Nonostante tutto, nel 2018 il Pil è stato dell'1,5% (ma nei due anni precedenti aveva registrato il 2,2%), segnando il nono anno consecutivo di espansione. Sarà anche per questo che il rapporto ministeriale non prefigura, tuttavia, lo scenario di una grave recessione: la locomotiva d’Europa dovrebbe tornare a crescere di più (1,6%) nel 2020.

La situazione appare, invece, più critica per l’economia europea e, in particolare, quella italiana che è agganciata a quella tedesca. Se Berlino dovesse davvero crescere soltanto l'1% sarà quasi impossibile per l’Italia riuscire a superare il mezzo punto percentuale. Molto lontano dalla stima sul Pil 2019 inserita dal governo Conte nella Legge di Bilancio.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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