
La transizione ecologica non è un freno alla crescita. Anzi, può diventare un potente moltiplicatore di produttività. A dimostrarlo è una nuova tecnologia a zero emissioni sviluppata in Cina, che secondo una ricerca accademica è in grado di triplicare l’efficienza produttiva, smontando uno dei cavalli di battaglia della retorica anti-green.
Il mito del “costo ambientale”
Per anni, critici delle politiche climatiche – tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump – hanno sostenuto che le regole ambientali danneggino l’industria, aumentino i costi e riducano la competitività. Una tesi che ha trovato spazio anche nel dibattito europeo, dove negli ultimi mesi l’Unione Europea ha iniziato a rivedere gli obiettivi di phase-out dei motori a combustione, citando l’impatto economico come principale giustificazione.
Lo studio che ribalta il paradigma
A mettere in discussione questa narrazione è una nuova ricerca condotta da un team guidato dalla Chinese Academy of Sciences (CAS) e dalla Peking University. I ricercatori hanno analizzato l’impatto di una tecnologia industriale avanzata a emissioni zero, dimostrando che la riduzione della CO₂ non solo non penalizza la crescita, ma può incrementare la produttività fino a tre volte rispetto ai sistemi tradizionali.
Più efficienza, meno emissioni
Il punto chiave dello studio è semplice ma dirompente: l’innovazione tecnologica consente di decouplare crescita economica e inquinamento. In altre parole, produrre di più consumando meno risorse e abbattendo le emissioni non è un’utopia ideologica, ma un risultato misurabile quando ricerca, investimenti e politica industriale vanno nella stessa direzione.
Una lezione globale
Il caso cinese arriva in un momento cruciale per il dibattito internazionale sul clima. Mentre alcune economie rallentano o mettono in discussione gli obiettivi ambientali per timore di ricadute economiche, Pechino mostra che la sostenibilità può essere un vantaggio competitivo, non un peso. Una lezione che riguarda non solo la politica climatica, ma anche la competizione tecnologica globale, sempre più centrata su energia pulita, automazione avanzata e nuove filiere industriali.
Fine di un alibi
I dati suggeriscono che l’idea secondo cui “l’ecologia costa troppo” rischia di diventare un alibi politico più che una realtà economica. Se la tecnologia è in grado di aumentare produttività e ridurre emissioni contemporaneamente, allora il vero discrimine non è più tra crescita e ambiente, ma tra chi investe nell’innovazione e chi resta indietro.




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