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L’Italia continua a trasformarsi dal punto di vista demografico. Al 1° gennaio 2025 gli stranieri residenti e presenti sul territorio sono 5 milioni e 898mila, in aumento di 143mila unità rispetto all’anno precedente. Una quota che rappresenta il 9,1% della popolazione complessiva, secondo il 31° Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu pubblicato nei mesi scorsi.
La maggioranza – oltre 5,3 milioni – è stabilmente residente, mentre si stimano 188mila non residenti e circa 339mila irregolari, pari al 5,7% del totale.
Romeni in testa, cresce la presenza dall’Est Europa
La comunità più numerosa resta quella romena, con oltre 1 milione e 53mila persone. Seguono gli albanesi (414mila), i marocchini (412mila) e i cinesi (311mila). Al quinto posto gli ucraini, con 287mila residenti.
Proprio la comunità ucraina si distingue per una forte presenza femminile, legata anche agli effetti della guerra: quasi il 75% è composto da donne, un dato tra i più alti insieme a quello di polacche e moldave.
Lavoro: presenza forte ma più fragile
Sul fronte occupazionale, gli stranieri rappresentano una componente sempre più rilevante del mercato del lavoro italiano. Sono circa 2,4 milioni gli occupati, pari al 10,6% della forza lavoro.
Tuttavia, la loro posizione resta più vulnerabile: gli stranieri costituiscono il 16,9% dei disoccupati, con circa 278mila persone in cerca di lavoro. A questi si aggiungono 1,2 milioni di inattivi, segno di un’integrazione economica ancora incompleta.
Negli ultimi anni, inoltre, si è registrata una crescente concentrazione degli stranieri in settori chiave come edilizia, agricoltura, assistenza familiare e servizi, ambiti fondamentali per l’economia italiana ma spesso caratterizzati da maggiore precarietà.
Religioni e identità: un mosaico sempre più variegato
Dal punto di vista religioso, l’Italia si conferma sempre più plurale. La religione musulmana è la più diffusa tra gli stranieri (31%), seguita da ortodossi (28,6%) e cattolici (16,6%). Una quota significativa, pari al 9,4%, non professa alcuna religione.
Un mosaico culturale che riflette le nuove rotte migratorie e che pone sfide e opportunità in termini di integrazione sociale e dialogo interculturale.
Scuola: boom di studenti stranieri
Il cambiamento è particolarmente evidente nelle scuole. Nell’anno scolastico 2022/2023 sono stati superati i 900mila studenti con cittadinanza non italiana, arrivati a circa 930mila.
In vent’anni la loro incidenza è più che triplicata: dal 3,5% del 2003 all’11,6% del totale nel 2023. Un dato destinato a crescere anche per effetto delle acquisizioni di cittadinanza: tra il 2015 e il 2024, oltre 622mila giovani under 20 sono diventati italiani.
Il sistema scolastico si conferma così uno dei principali laboratori di integrazione del Paese, ma anche uno dei contesti dove emergono con maggiore evidenza le sfide legate a inclusione, lingua e opportunità.
Un equilibrio delicato tra crescita e integrazione
L’aumento della popolazione straniera rappresenta una risorsa fondamentale per un Paese segnato dall’invecchiamento demografico e dal calo delle nascite.
Allo stesso tempo, però, pone questioni strutturali: accesso al lavoro, stabilità economica, integrazione culturale e sostenibilità dei servizi pubblici.
L’Italia del futuro sarà sempre più multiculturale. La sfida non è più se, ma come gestire questo cambiamento.








