Mancano i lavoratori. Londra riapre le porte agli stranieri

Marcia indietro del Governo guidato da Boris Johnson, costretto a rivedere le regole sull’immigrazione di lavoratori non qualificati per i settori dell’agricoltura e della sanità

Mancano i lavoratori. Londra riapre le porte agli stranieri

Il Governo britannico continua a tappare le falle causate da Brexit. In mancanza di una strategia complessiva ricorre a specifici interventi per risolvere i problemi più impellenti. L’ultima misura, introdotta alla vigilia di Natale, consente l’ingresso di migliaia di lavoratori europei per ridurre le carenze di personale in due settori importanti: agricoltura e sanità.

La promessa dell’esecutivo che nella fase post-Brexit i lavoratori britannici avrebbero sostituito gli europei non si è materializzata. Il ministero dell’Interno ha così annunciato due deroghe alla regola di non dare permessi a lavoratori stranieri non qualificati.

Dall’inizio del 2022 ospedali e case di cura potranno assumere personale straniero grazie a un visto speciale che durerà almeno un anno. Gli ultimi dati rivelano che 42 mila operatori sociali hanno lasciato l’incarico tra aprile e ottobre, aggravando le carenze di personale già esistenti dovute a condizioni di lavoro difficili e salari bassi. Ma secondo alcuni il visto di un anno non offre sufficienti garanzie da convincere lavoratori stranieri a trasferirsi o a tornare nel Regno Unito.

Più generose invece le concessioni fatte dal Governo agli agricoltori. Nel 2022 le aziende agricole potranno quindi reclutare 30 mila lavoratori stranieri per raccogliere frutta, verdura e fiori, con la possibilità di arrivare a 40 mila se necessario. Il sistema di visti stagionali temporanei di sei mesi per il settore sarà prolungato per altri tre anni, ma il numero di permessi concessi sarà ridotto dal 2023 per consentire l’ingresso graduale di più lavoratori britannici. Il sindacato degli agricoltori ha accolto con favore la misura ma ha avvertito che potrebbe non essere abbastanza.

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